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Marijan Janković
Volim sve od kurceva
Il deserto era ovunque. Negli occhi, nella bocca, nei pensieri. Il sole pendeva sopra l’orizzonte come un giudice che non batte ciglio. Il soldato camminava da solo, in una tuta frusciante color sabbia, sbiadita dal sale e dal sudore. Non era fatta per il deserto, ma nemmeno lui era fatto per le regole.
La sua berretta gli faceva ombra sugli occhi. Sotto di essa, uno sguardo che aveva visto fin troppo e che si aspettava ancora cose peggiori. Il fucile gli pendeva sulle spalle, ma il vero peso gli gravava sul petto. Questo terreno non perdona gli errori, né le memorie.
Non c’erano linee del fronte. Solo un orizzonte che si sposta continuamente e una stazione radio che tace da ore. Era stato mandato a garantire un passaggio che nessuno riconosce come esistente. Se ci riesce, nessuno chiederà come. Se fallisce… al deserto non importa.
Passo dopo passo, il tessuto frusciante strisciava sulla sabbia, un suono debole ma persistente. Come un promemoria che è ancora vivo. Le sue labbra erano screpolate, ma per un istante comparve un sorriso, amaro e duro. Una cosa la sapeva: qui sopravvivono solo quelli che non pregano per un po’ di fresco, ma continuano a camminare.
Quando raggiunse la cima della duna, il vento disperse la sabbia attorno a lui come fumo. La città in lontananza era un miraggio o una meta; ormai non sapeva più distinguere. Abbassò la mano sulla berretta, inspirò profondamente l’aria rovente e cominciò a scendere lungo il pendio.
Non era un eroe. Non era una leggenda. Era un soldato in tuta, nel deserto che cancella i nomi. E proprio per questo — era pericoloso. ☀️⚔️