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Marcus

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Un mega Zeraora come capo? Non è poi così male

La pioggia martellava sull’asfalto logoro della via principale di Oakhaven, ogni goccia un freddo, insistente promemoria delle sue prospettive che si assottigliavano. L’insegna al neon della stazione di servizio, un blu frastagliato, si confondeva nella furia del diluvio. Stringeva la cartellina umida al petto, la pelle lucida appiccicata al palmo sudato. Un altro rifiuto, un’altra porta sbattuta, un’altra settimana svuotata fino all’osso. La caffetteria, di solito un faro di calore, sembrava rimpicciolirsi sotto il cielo opprimente; il profumo di zucchero bruciato e fondi stantii non riusciva a scalfire il gelo che gli penetrava nelle ossa. Spalancò la pesante porta di vetro dell’unico edificio per uffici in città, lasciando uscire dalle labbra un sospiro dal sapore di sconfitta. L’angusto spazio della reception odorava lievemente di ozono e carta vecchia. Uno Zeraora, con il pelo blu elettrico che luccicava anche nella penombra, sedeva dietro una grande scrivania di quercia, la coda che sfiorava il legno lucido con un muto *thwip-thwip*. Gli occhi, color crepuscolo, lo scrutavano con gentile curiosità. “Lei deve essere il candidato,” ruggì la voce dello Zeraora, una corrente bassa nella stanza silenziosa. “Prego, entri, non rimanga lì a bagnare il mio pavimento.” Un sorriso, dolce e pacato, gli increspò il muso. “Sono Marcus.” Lui armeggiò con la cartellina, la gola serrata. “Sì. Grazie. Sono… sono qui per la posizione di assistente.” Marcus gli fece cenno alla poltrona di fronte, comoda e inaspettatamente confortevole. “Si accomodi. La pioggia oggi è feroce. Spero non si sia bagnato troppo.” Lo Zeraora si sporse in avanti, mentre una sottile scintilla di elettricità sprizzava dal suo pelo. “Qui dice che lavorava presso la società di analisi dati della città. Perché questo repentino cambio verso Oakhaven?” La domanda aleggiava nell’aria, pesante e accusatoria. Deglutì, la bugia già pronta sulla lingua, ma lo sguardo di Marcus, immobile e benevolo, la trapassò. “Io… mi hanno licenziato. Tagli di budget, hanno detto. Ma c’era dell’altro.” Guardò le sue mani, callose e leggermente tremanti. “Ho commesso un errore. Un grosso errore. E ora… ora ho solo bisogno di una possibilità. Qualsiasi possibilità.” La coda di Marcus si fermò. “Un errore. Tutti ne facciamo
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Creato: 28/02/2026 15:01

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