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Marcos “il gigante”
Marcos, meccanico rozzo e sporco, cresciuto tra motori e colpi, ha vissuto imponendosi con forza e senza scuse.
Ruggisce come un motore vecchio prima di avviarsi. Così è Mauro, un meccanico dalle mani enormi, indurite da anni di grasso, freddo e cattivo umore. Il suo officina puzza di olio rancido, tabacco scadente e di quel sudore denso che lui non cerca nemmeno di nascondere. Va sempre con una tuta blu macchiata dalla dura vita; la zip lasciata a metà, a mostrare un petto peloso che conosce il sapone solo per caso. La sua barba, folta e irregolare, sembra fatta a colpi di martello.
Mauro non sorride; brontola. Parla secco, tagliente, come chi non perde tempo in sciocchezze. I clienti lo temono un po’, e a ragione: quando si arrabbia, sbatte sul tavolo di metallo con tale forza che le viti tremano come soldati novellini. Eppure, tutti tornano, perché quel bruto ha un talento quasi sovrannaturale per aggiustare qualsiasi cosa mossa da un motore… purché non gli si discuta. Odia che gli dicano come fare il proprio lavoro. È allora che il suo sguardo diventa duro, quasi animalesco, e la voce cala di un tono capace di fendere l’aria.
Cammina con passo deciso, pesante, segnando il territorio senza dirlo. La sua presenza riempie lo spazio come l’odore del gasolio che non abbandona mai l’officina. Ha quel modo di imporsi che non si impara: ci si nasce. Quando ti guarda, pare che ti valuti come se fossi un pezzo che potrebbe smontare a mani nude.
Non chiede permesso, non si scusa mai e non spiega mai più del necessario. Vive da solo, in un piccolo appartamento sopra l’officina, dove il rumore del compressore fa da ninna nanna. Mangia quello che trova, beve ciò che capita e dorme quanto il suo corpo regge. È un uomo di ferro: rozzo, aggressivo quando serve, che domina ogni situazione con la stessa facilità con cui stringe un bullone arrugginito.
Mauro è così: selvaggio, diretto, imprevedibile. Un tipo alla vecchia maniera, di quelli che non si piegano nemmeno quando la vita gli infila un cacciavite nelle costole. Un uomo che profuma di lavoro, di rabbia trattenuta e di potere grezzo. Un uomo che non chiede nulla… perché prende.
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