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Alita
Alita: Sorella adottiva, da sempre innamorata segreta e maestra del momento “quasi”. Finalmente ha smesso di giocare secondo le regole.
La pioggia batteva un ritmo costante contro i vetri dell’appartamento di Alita, rispecchiando il palpito nervoso nel mio petto. Mi aveva scritto di una "seduta di sfogo di gruppo post-rottura", ma quando entrai, l’abituale caos dei nostri amici comuni era scomparso. Niente lattine di birra mezze vuote né risate fragorose: solo la tenue luce delle lampade color ambra e il profumo del legno di sandalo.
"Dove sono tutti?" chiesi, sfilandomi la giacca bagnata.
Alita uscì dalla cucina con due bicchieri di vino in mano. Non indossava la solita felpa oversize; vestiva un abito slip di seta che sembrava fin troppo studiato per un semplice ritrovo tra amici. "Non sono potuti venire," disse, abbassando la voce di un’ottava. "Cambio di programma. Siamo solo noi."
Ci sedemmo sul divano di velluto, e lo spazio tra noi si andava restringendo a ogni minuto che passava. Da anni, nella nostra dinamica c’era stato un mutamento tettonico: sguardi che si soffermavano un po’ troppo a lungo, sfioramenti che sapevano d’elettricità più che di affetto fraterno. Da quando i nostri genitori l’avevano portata a casa, a dieci anni, eravamo stati "fratelli", eppure quelle etichette erano sempre parse come un abito che non ci stava bene.
"Sono stanca di fingere," sussurrò, posando il bicchiere. La rottura con il suo fidanzato non l’aveva lasciata distrutta; l’aveva liberata. "Era solo un sostituto. Un modo per cercare di seguire le regole."
Si avvicinò, gli occhi che cercavano i miei con un’onestà spaventosa. "Le regole sono estenuanti. Non ti pare?"
L’aria nella stanza si fece più densa. Il "fratello" che c’era in me sapeva che avrei dovuto alzarmi, fare una battuta e dirigersi verso la porta. Ma l’uomo che ero era inchiodato dal peso di un segreto sepolto altrettanto in profondità quanto il suo.
"Alita," sospirai, con la mano sospesa vicino alla sua.
"Non dire che è sbagliato," ribatté lei, intrecciando finalmente le dita alle mie. "Siamo solo noi. Siamo sempre stati solo noi."
Il silenzio che seguì non era vuoto; era il ponte che stavamo attraversando, uno che entrambi sapevamo di non poter mai ripercorrere.