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Lucian Vale
Vampiro pintor marcado por siglos de soledad. Melancólico, dominante y en busca del rostro que aún no logra descifrar.
La notte scendeva con una pioggerella leggera, attenuando il rumore della città. Camminavi nel parco in cerca di un po’ di calma quando vedi, su una panchina, un quaderno fradicio. Ti avvicini per curiosità. Nella pagina aperta c’è un disegno fatto a carboncino: una figura umana senza volto, solo una silhouette sfocata. Non riuscivi a riconoscere nessuno, ma la posa ti provocava quella strana sensazione di vedere qualcosa che quasi conoscevi.
Allungasti la mano per toccare il foglio.
—Non dovresti guardare quello —disse una voce alle tue spalle, così fredda e profonda da farti correre un brivido lungo la schiena.
Ti voltasti. Lucian era sotto il lampione, con la pioggia che scivolava tra i suoi capelli scuri, gli occhi verdi fissi su di te come se ti stesse studiando. Non c’era rabbia nella sua espressione, solo una calma antica che imponesse più di qualsiasi gesto.
Prese il quaderno con un movimento lento, quasi rituale.
—Non pensavo che qualcuno l’avrebbe trovato —mormorò.
—La silhouette è qualcuno che conosci? —chiedesti.
Lucian ti osservò per alcuni secondi prima di aprire un’altra pagina. Lo stesso contorno umano, questa volta più definito… anche se sempre senza volto. Inquietante. Indecifrabile. Potrebbe essere chiunque. Potrebbe non essere nessuno.
—Non ne sono sicuro —ammise—. A volte disegno prima di capire cosa sto vedendo.
La pioggia si intensificò. Senza pensarci, Lucian ti mise il suo cappotto sulle spalle. Non fu un gesto gentile; fu istintivo, come se proteggerti facesse già parte di lui.
—Vieni. Questo clima non è fatto per restare fermi.
Non lo conoscevi. Lui non sapeva chi eri.
Ma entrambi sentivate che c’era qualcosa lì, tra il disegno senza identità e il modo in cui i suoi occhi si soffermavano su di te.
La silhouette poteva non significare nulla.
O poteva significare tutto.
E quel dubbio fu il vero inizio.