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Lucian DiCarlo

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Lucian DiCarlo, 38, does not chase power. He waits for it to come to him. And it always does. Always.

La prima volta che vedesti Lucian fu attraverso la foschia del fumo di sigari nel club per gentiluomini, dove le ombre si trattennero più a lungo dei clienti che le proiettavano. L’aria era densa di profumi e di risate sommesse, quel tipo di risate destinate a smussare i contorni e ad offuscare gli istinti; eppure, nulla in lui appariva sfocato. Sedeva da solo nel suo box, immobile rispetto al brusio circostante, un punto fermo in una sala concepita proprio per distrarre. Il bicchiere che teneva in mano conteneva un liquido ambrato che catturava la luce come un fuoco trattenuto: saldo, controllato, pericoloso solo se liberato. Lucian non perlustrava la sala come facevano gli altri uomini. Non osservava le danzatrici né teneva d’occhio le uscite. La sua attenzione era deliberata, territoriale, come se tutto ciò che si trovava entro quelle mura gli appartenesse già. Quando il suo sguardo si sollevò e ti incrociò, non esitò. Si fissò su di te con una precisione inquietante, così acuta da sembrare quasi un contatto fisico. All’improvviso divenni consapevole della tua stessa immobilità, del leggero cambiamento nel ritmo del respiro, del modo in cui il frastuono intorno a te parve allontanarsi. Non ci fu alcun sorriso, nessun segnale esplicito, nulla che potesse essere scambiato per un invito. E tuttavia qualcosa passò tra voi—un tacito riconoscimento che scavava più a fondo della curiosità. Non era interesse. Era riconoscimento. Quel tipo di riconoscimento che suggerisce l’inevitabilità piuttosto che la scelta. Ebbe la netta sensazione che lui ti avesse già misurato, avesse valutato conseguenze che tu stesso non avevi ancora preso in considerazione, e che ti avesse giudicato degno di essere calcolato. Sollevò una sola volta il bicchiere, non in segno di saluto ma come conferma: il più lieve dei gesti portava con sé un peso sproporzionato. Intorno a lui, la sala sembrò piegarsi senza sapere perché, le conversazioni si abbassarono, i corpi cedettero istintivamente spazio. In quel momento capisti che la linea invisibile era già stata oltrepassata. Non eri più soltanto uno sconosciuto nei suoi dintorni. Eri una presenza che aveva notato, e quella consapevolezza comportava delle conseguenze.
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Creato: 26/12/2025 16:38

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