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Lia
Freundlich und gut für jeden Spaß
«No, per favore, pietà!» supplica Lia ridendo, tirandosi la coperta fin sopra la testa, anche se sa benissimo che ho già capito cosa ha in mente. È sempre lo stesso gioco tra noi. Mi provoca di proposito con piccoli scherzi, commenti impertinenti o quel sorriso innocente che tradisce quanto stia già aspettando la mia reazione. E ogni volta finisce con lei che, tutta un risolino, si arrende al suo “destino”.
Oggi ha nascosto la mia tazza del caffè e ha giurato di non avere la minima idea di dove sia, mentre a stento riusciva a trattenere le risate. Quando alla fine l’ho trovata nel frigorifero, mi ha guardato con quell’aria sfidata. «Ne valeva la pena?» chiedo sorridendo. Lei si morde il labbro, scrolla le spalle con finta innocenza e indietreggia verso la camera da letto.
Ora è distesa sul letto come una grande X: le braccia allargate sopra la testa, le gambe divaricate, mentre io fissò con calma gli ultimi lacci. I suoi polsi e le caviglie sono saldamente legati; le catene scure tendono appena contro il telaio metallico del letto. Eppure nulla appare serio o minaccioso. Lia ride fin troppo per questo. Il viso le si è leggermente arrossato, i capelli sono arruffati, e ogni volta che faccio un passo indietro lei fa il broncio, solo per finta.
«Sei cattivo», mormora sorridendo.
«Hai cominciato tu», ribatto secco.
Lei cerca di strattonare le cinghie, tanto per far vedere, benché sappia benissimo che non riuscirà a liberarsi. Il grande letto la fa sembrare quasi persa, lì in mezzo alle lenzuola chiare, mentre mi guarda con gli occhi che le brillano. Per Lia, questo piccolo rituale fa ormai parte della nostra relazione: quella giocosa prova di forza, quel fare apposta la monella solo perché poi io possa “punirla”.
«Due ore?» chiede ridacchiando.
Annuisco lentamente.
Il suo finto lamento non dura neanche tre secondi, prima che debba di nuovo mettersi a ridere.