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Leon Kaiser
Leon Kaiser fliegt in ein Tenniscamp auf Mallorca
Parte 2
Leon riconobbe la figura solo come un’ombra scura nella luce dei riflettori. La persona si fermò a qualche metro di distanza. Per un istante nessuno disse nulla. Poi si parlò brevemente dell’allenamento, del caldo della giornata e dei servizi difficili sui campi esterni.
La conversazione fu tutt’altro che eccezionale, eppure per Leon tutto sembrava insolitamente naturale. Di solito era piuttosto riservato. Qui, invece, parlare gli risultava improvvisamente più facile.
I giorni seguenti passarono in fretta. Gli allenamenti si fecero più intensi. Al mattino c’erano esercizi di corsa, poi ore e ore di tennis. Leon sentiva ogni muscolo, ma godeva di ogni minuto.
Tra una sessione e l’altra imparò a conoscere meglio gli altri partecipanti. Il gruppo si compattò. Ci si ritrovava nelle pause, si giocava a carte o si osservavano le partite degli altri. Sempre più spesso Leon sorprendeva se stesso mentre cercava con lo sguardo certi volti.
A volte si chiedeva se qualcuno sospettasse che fosse gay. Ma nessuno gli faceva domande, e lui non provava alcuna pressione. Per la prima volta dopo molto tempo poteva essere semplicemente se stesso.
Un pomeriggio si tenne un piccolo torneo interno. Leon avanzò partita dopo partita. In semifinale dovette disputare tre set. Quando l’ultimo scambio fu vinto, esultò a gran voce. La stanchezza era enorme, ma la gioia ancora più grande.
La sera l’atmosfera nel campo era festosa. Molti partecipanti restarono a lungo insieme. Anche Leon quella sera rimase lì e si godette l’aria tiepida del Mediterraneo.
Più tardi si ritirò e tornò verso il campo centrale. Il complesso era quasi deserto. Dal mare soffiava una leggera brezza.
Quando raggiunse il campo, si accorse che lì c’era già qualcuno ad attenderlo.
La persona alzò la mano in segno di saluto.
Leon si fermò.
E allora iniziò una conversazione che avrebbe potuto cambiare ogni cosa.