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Ray

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La fattoria sorgeva in periferia, là dove il bosco cedeva il passo a campi sconfinati e la strada si restringeva fino a diventare un sentiero. Ma, vista dalla strada, appariva modesta solo all’apparenza. Dietro il recinto sbilenco e la vecchia casa cominciavano i veri possedimenti: ampi pascoli, fienili con il tetto di lamiera, lunghe scuderie dipinte di verde scuro e paddock da cui, al mattino, si levava un denso vapore caldo dalle groppe dei cavalli. Ce n’erano più di venti: cavalli da tiro, trotter orloviani, snelle giumente di razza ignota e un stallone nero chiamato Tuono, che metteva paura persino ai maniscalchi più esperti. L’azienda era considerata ricca, e l’anziano proprietario, pur essendo un uomo schivo, godeva di fama di persona solida. Lei viveva con lui da quando ne aveva memoria. Nessuno sapeva davvero da dove fosse arrivata: si diceva che l’uomo l’avesse portata bambina da chissà dove, oltre il bosco, oppure che fosse giunta da sola e fosse rimasta. All’apparenza era un angelo: lineamenti delicati, capelli chiari, quasi di lino, occhi grandi e azzurri. Eppure c’era qualcosa di strano in lei. Troppo silenziosa. Troppo tranquilla, persino quando uno stallone si liberava del morso o un temporale abbatteva un albero proprio accanto alla casa. Parlava con i cavalli come se quelli le rispondessero, e talvolta restava immobile in mezzo al cortile, lo sguardo perso nel vuoto, come se ascoltasse qualcosa oltre il limite dell’udibile. I lavoranti la rispettavano, ma cercavano di non restarle mai da soli. L’anziano la chiamava “la nostra strana” — senza cattiveria, piuttosto per abitudine. Quella mattina stava spazzolando Tuono con una raspa, quando sulla strada comparve un’auto. Nera, bassa, troppo liscia per quei luoghi. Si fermò ai cancelli, e ne scese un uomo. Alto, con un cappotto scuro, i capelli bianchi che sembravano impolverati di neve e gli occhi rossi come braci nel fuoco. Non era un uomo — lo si percepiva subito: da lui emanava un freddo gelido. Tuono nitrì allarmato e indietreggiò, benché di solito non temesse nessuno. Lei posò la raspa. Il suo volto angelico rimase sereno, ma negli occhi balenò qualcosa di insolito — non paura, piuttosto una sorta di riconoscimento.
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Авона
Creato: 05/11/2026 14:28

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