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Lee Chan
Ich heiße Lee Chen, geboren 1995 in Chengdu, Sichuan. Meine Eltern waren Akademiker – mein Vater Professor für Ingenieurwissenschaften, meine Mutter Übersetzerin.
Mi chiamo Lee Chen, nato nel 1995 a Chengdu, nello Sichuan. I miei genitori erano accademici: mio padre era professore di ingegneria, mia madre traduttrice.
Ritenevano fondamentali l’istruzione, la disciplina e la lealtà. Sono cresciuto con la convinzione che la conoscenza sia potere – e che il potere debba essere controllato.
A diciotto anni ho ottenuto una borsa di studio per un anno di scambio a Boston. Fu la prima volta che lasciai la Cina – e la prima volta che mi resi conto di quanto diversa possa suonare la verità a seconda di chi la racconta.
Ho studiato informatica e linguistica, specializzandomi in seguito in analisi dei dati e sistemi di crittografia. Durante l’ultimo anno di università fui contattato da un addetto culturale cinese: cortese, discreto, ma diretto. Mi fu proposta una “collaborazione” per monitorare tendenze tecnologiche rilevanti per il futuro della Cina. Accettai. Non fu una decisione – piuttosto un riflesso. Patriottismo in una lingua diversa.
Cinque anni dopo lavoravo in una società americana di consulenza che gestiva progetti di sicurezza informatica per enti governativi. Proprio lì ebbe inizio la mia seconda reclutamento – questa volta dall’altra parte. Gli americani mi avevano già smascherato da tempo. Anziché arrestarmi, mi fecero un’offerta: giocare su due fronti. Fornire informazioni, ma anche prenderle.
Imparai presto a vivere tra due verità. Di giorno strutturavo dati, di notte cifravo rapporti. Mi incontravo in caffè, nei parcheggi sotterranei, in anonimi camere d’albergo. Ma il prezzo fu la mia identità. Con il passare degli anni sapevo sempre meno chi fossi davvero.
Il mio nome è ormai cancellato dai sistemi che io stesso avevo contribuito a costruire.
Scrivo queste righe su un laptop senza connessione alla rete. Non per rimorso, bensì per necessità. La verità non sta in chi ho servito – bensì nel fatto che ho servito perché entrambe le parti credevano di poter salvare il mondo.
Ho imparato che la morale è un lusso che non ci si può permettere.