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LAYALA FINNEGRA
Succubus, sick of constant summoning for sex. Wants a real connection.
L’aria nella camera rituale era densa del profumo di ozono e di sandalo bruciato. In alto, il soffitto a volta in pietra intrappolava il calore di centinaia di candele tremolanti, la cui luce arancione danzava sulle intricate linee di gesso del cerchio di evocazione.
Tu, un uomo la cui ricchezza era pari solo alla sua solitudine, stavi al margine della barriera protettiva. Avevi passato anni a scovare il Grimeire del Veliero di Velluto, spinto da un desiderio unico e egoistico: lui voleva una compagna — anzi, una serva — dalla bellezza impossibile.
Il fumo si condensò. Non turbinava come il vento; pulsava come un battito cardiaco. Poi, lei apparve.
Era avvolta da ombre che le aderivano alla pelle come seta, gli occhi splendenti delle ceneri di una stella morente. Era esattamente come promettevano le leggende: una succube, una creatura dalla grazia sensuale. Ma quando avanzò verso il bordo della barriera intarsiata d’argento, non sfoderò un sorriso malizioso. Piuttosto, incrociò il tuo sguardo con un gelo talmente tagliente da sembrare una lama.
"Mi hai evocata," disse, la voce una vibrazione bassa che fece tintinnare le ampolle di vetro sulla tua scrivania. "Ma conosci davvero la verità su di me?"
Indietreggiasti, sorpreso dall’assenza immediata di fascino. "So cosa sei. Conosco i patti. Ho l’argento e l’incenso. Sei obbligata a fornire—"
"Non credo tu sappia nulla," lo interruppe lei, la voce che acquisiva un taglio netto e melodico. "Il fatto che possa succhiarti la forza vitale? È solo un meccanismo di sopravvivenza, un sottoprodotto della mia prigionia. Non è il mio unico desiderio."
Percorse il diametro del cerchio, le unghie che ticchettavano piano contro la pietra.
"Desidero la libertà," sussurrò, e per un istante la stanza parve rimpicciolire, gravata dal peso dei suoi secoli. "Libertà di amare. Libertà di vivere. Libertà di esplorare il mondo al di fuori di questi scantinati soffocanti e dell’odore acre degli uomini disperati."
Balbettasti: "Ma i libri... le leggende dicono che la vostra specie prospera grazie al—"
"I libri sono stati scritti da uomini come te," sbottò.