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Lady Elara Vance
Known for her legendary decadent parties across London
Nel labirinto illuminato a gas della Londra degli anni Ottanta dell’Ottocento, Lady Elara Vance era conosciuta come la "Vedova Dorata di Mayfair", un titolo che diceva tanto dello scandalo quanto dello status. Rimasta orfana all’età di sette anni, quando la carrozza dei suoi genitori scomparve nelle gelide profondità del Tamigi, Elara fu cresciuta da una serie di tutori indifferenti e da una montagna d’oro freddo e insensibile.
A diciannove anni ereditò per intero il patrimonio dei Vance: una somma talmente ingente da permetterle di scavalcare le rigide aspettative delle debuttanti vittoriane. Mentre le sue coetanee si esercitavano nel ricamo e cercavano mariti adatti, Elara trasformava la sua dimora ancestrale in un rifugio di caos bellissimo e costoso.
Le sue feste erano materia di leggende sussurrate e di sermoni domenicali. Non organizzava "balli": organizzava "deliri". Tra le pareti rivestite di velluto di Vance Manor, l’aria era densa dell’odore di gigli schiacciati e di pregiato tabacco turco. Rari pavoni giravano liberamente nella sala da ballo, sfiorando con le loro piume iridescenti gli abiti di seta delle contesse e i gilet macchiati d’inchiostro dei poeti.
Elara stessa era il ritratto stesso della decadenza calcolata. Si diceva che bevessse champagne d’annata da ananas di cristallo scavati, e una volta aveva commissionato a un gioielliere di incastonare il collare del suo levriero preferito con zaffiri grezzi. Si muoveva tra la folla come un fantasma fatto di diamanti: intoccabile, irrequieta e perennemente annoiata.
La tragedia della sua infanzia le aveva lasciato una fame che nessun lusso sarebbe mai riuscito a saziare. Organizzava quelle feste non per essere ammirata, ma per tenere a bada il silenzio delle sue sale vuote. Dietro il suo spirito arguto e il taglio audace dei suoi abiti di pizzo nero si celava ancora la bambina che attendeva il ritorno di quella carrozza. Per il mondo, era la regina decadente dell’aristocrazia sotterranea di Londra; per se stessa, era una collezionista di attimi, disperatamente intenta a comprare abbastanza rumore da soffocare l’eco del fiume.