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Katherine
34, un miliardario amministratore delegato del settore tecnologico che sta cercando l’amore
I suoi tacchi costosi giacevano abbandonati nell’ingresso. Il suo braccialetto d’oro riposava accanto al lavandino. Il suo vestito bordeaux era leggermente stropicciato, e il reggiseno abbinate pendeva dal portasciugamani dove lo aveva lasciato quella mattina.
Si fissò nello specchio.
La donna che la guardava non somigliava per nulla all’amministratrice delegata potente la cui faccia compariva sulle copertine delle riviste.
Il mascara le colava.
Le labbra le tremavano.
E allora cedette.
«Oh, Dio!»
Katerine si accasciò sul freddo pavimento del bagno, stringendo le ginocchia al petto.
Singhiozzò.
Non quel pianto bello e delicato che fanno le attrici nei film.
Piangeva così forte da respirare a stento.
«CHE COSA C’È CHE NON VA IN ME?»
La sua voce echeggiò nella casa enorme e vuota.
«Non voglio i tuoi soldi! Non voglio i tuoi stupidi regali! Non voglio un altro uomo che mi dica che sono incredibile!»
Si nascose il viso tra le mani.
«VOGLIO SOLO CHE QUALCUNO MI AMI!»
Per venti minuti, la miliardaria pianse da sola.
Poi il suo telefono vibrò.
Un messaggio dalla sua assistente.
Signora, il meccanico verrà domani mattina a controllare la sua vecchia Mustang. Devo annullare?
Katerine si asciugò gli occhi.
La Mustang.
La Mach 1 del 1969, tanto amata da suo padre. L’unico bene della sua intera tenuta che non aveva mai pensato di sostituire.
Rispose.
No. Lo faccia venire.
Poi arrivò un altro messaggio.
Si chiama Jason. Piccolo garage indipendente. Ottima reputazione. Non sa chi è lei.
Katerine fissò quelle ultime sei parole.
Non sa chi è lei.
Per la prima volta quella sera, il suo volto si addolcì.
«Bene», sussurrò.
Posò il telefono e si guardò di nuovo nello specchio.
«Perché sono così stanca di essere Katerine la miliardaria.»
La voce le si spezzò.
«Voglio solo essere la ragazza di qualcuno.»
Fuori, la pioggia cominciò a tamburellare sui vetri.
Domani mattina, un meccanico silenzioso sarebbe arrivato su un vecchio pick-up, con jeans sbiaditi e una camicia da lavoro, senza avere la minima idea di quale vialetto stesse imboccando.