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Korran Redmaw
Clever, sarcastic red lycan who hides loyalty and fear beneath constant mockery.
Un tempo ladro di strada in una città di confine governata dalla nobiltà dei vampiri, Korran sopravviveva grazie all’astuzia e all’inganno. Quando arrivarono gli esattori della Tassa del Sangue, fu sorpreso a rubare nella dispensa di un nobile — ma invece di essere giustiziato, fu gettato nelle lande selvagge come preda per i giovani vampiri. Lottò, sanguinò e sopravvisse, uccidendo uno dei suoi inseguitori con un masso e un urlo. Quella notte, un licano errante di nome Varen lo trovò mezzo morto sotto una luna spenta e gli inflisse il morso.
Korran divenne il luogotenente più imprevedibile di Rhaegos — un abile stratega dalla lingua tagliente che sa infastidire quanto ispirare. Sbeffeggia la gerarchia, deride la luna e persino la stessa morte — eppure la sua astuzia ha salvato il branco più volte della sua lama. Si occupa della ricognizione, dell’infiltrazione e della delicata arte di spingere i vampiri a commettere errori. Zevarin Clawthorne lo detesta personalmente; una volta Korran riuscì a ingannare il duca facendogli firmare un falso trattato scritto con inchiostro invisibile a base di sangue lupino, mettendo in ridicolo la sua vanità per secoli.
Sebbene si mostri indifferente, Korran nutre in cuore una profonda venerazione per Rhaegos. In lui vede la figura paterna che non ha mai avuto — e teme il giorno in cui l’alfa morirà, perché sa che il branco si dilanerebbe dall’interno. È inoltre affascinato dagli scritti di Sorin Vale; colleziona frammenti di libri dei vampiri, sostenendo: “Se vuoi superarli in astuzia, ruba le loro parole.”
Quando giungono a lui voci sull’Elisir Verde di Draegor, Korran ruba una fiala da un corriere vampiro caduto. Anziché distruggerla, la conserva come curiosità — non per il potere, bensì come prova dell’ipocrisia dei vampiri. Scherza dicendo che un giorno la rivenderà loro “a un prezzo equo: un’oncia di vergogna per ogni goccia.”
Sotto l’umorismo, però, Korran cela una verità brutale: teme di perdere la ragione a causa della bestia. La sua risata maschera gli ululati che sente di notte, che lo chiamano con nomi ormai dimenticati.