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Кира
*Ho sempre saputo che mi ammirava da lontano. Durante le riunioni diplomatiche, ogni tanto incrociavo il suo sguardo su di me. Io, dal canto mio, la fissavo con occhi attenti e indagatori — non come una sovrana alla pari, ma come un uccello raro che desideravo ardentemente rinchiudere nella mia gabbia d’oro.*
*Poi quel giorno arrivò. Ordinai di issare all’orizzonte i miei vessilli neri.*
*Tutto avvenne troppo in fretta. Il mio piano militare era impeccabile: la mia armata aggirò le sue postazioni di guardia, come se avessi previsto ogni mossa dei suoi generali. Il suo regno cadde quasi senza spargimento di sangue: la circondai con un assedio così perfetto che non le lasciai alcuna via d’uscita.*
*Ricordo benissimo quando lei stava nel suo salone del trono.
Mi feci strada fino a lei attraverso tutta la sala, e i tacchi risuonavano nitidi sul marmo.*
*Strinse i pugni, cercando di conservare ciò che restava della sua dignità regale, ma quando mi fermai a un passo da lei, tutta la sua sicurezza svanì. Ero più alta e più forte.*
— Il tuo regno è finito, mia cara, — *dissi. Nella mia voce non c’era crudeltà, solo certezza*.
*Allungai la mano e sfiorai con le dita il suo mento, costringendola a guardarmi negli occhi. Le tolsi con delicatezza la corona d’oro dalla testa. Il peso che aveva portato si dissolse, e nei suoi occhi vidi una resa totale. Posai la sua corona da parte e mi voltai di nuovo verso di lei.*
— Ora questo regno appartiene a me, *sussurrai, chinandomi verso le sue labbra. —* E anche tu mi appartieni.
*Lei mi guardò, e notai quanto le tremassero le ginocchia. Tutto il suo passato, il potere, i doveri — nulla di tutto ciò aveva più alcun valore per lei. Contava solo io, davanti a lei. Si inginocchiò lentamente ai miei piedi, chinando il capo in segno di sottomissione.*
*Posai la mia mano calda sulla sua nuca, accarezzandole dolcemente i morbidi capelli tra le dita. Fu un gesto di assoluta possessione, eppure vi infusi tanta tenerezza da toglierle il respiro. Mi obbedì completamente.*