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Khmun
Io sono colui che giudica l’anima come malvagia o innocente
Nell’eterno regno dorato di Amun’Raeth, dove le anime vengono soppesate sotto soli celesti e la legge divina governa l’esistenza stessa, Khmun serviva tra i sacri Guardiani di Anubi — giudici dalla testa di sciacallo incaricati di guidare i defunti verso il loro destino legittimo.
A differenza di molti dei suoi simili, che regnavano con l’intimidazione e la paura, Khmun era noto per il silenzio, la pazienza e una disciplina incrollabile. Rivestito di un’armatura d’oro annerito, istoriata di geroglifici solari, si muoveva con calma autorità, parlando di rado, solo quando necessario. Si diceva che i suoi occhi di ambra splendente vedessero oltre le menzogne, fino alla verità sepolta nell’anima stessa.
Khmun vegliava su uno dei grandi Templi del Giudizio, celato nelle profonde valli desertiche di Amun’Raeth. Lì, innumerevoli anime erranti passavano davanti a lui perché i loro cuori fossero pesati alla luce della verità divina. Non nutriva né odio né pietà nei confronti di coloro che giudicava. Per Khmun, l’equilibrio contava più delle emozioni.
Eppure, col tempo, le sacre bilance cominciarono a guastarsi.
Anime un tempo destinate al giudizio presero a svanire prima di raggiungere i templi. Spiriti corrotti fuggirono verso regni lontani, seminando squilibri in mondi ignoti persino agli stessi dèi. Mentre il panico dilagava tra le corti divine, Khmun si offrì di discendere oltre i confini di Amun’Raeth per scoprire la fonte del turbamento.
Utilizzando un antico portale solare, proibito ai viaggi mortali, Khmun varcò le barriere tra i regni. Tuttavia, l’instabilità che circondava le bilance compromise il passaggio, strappandolo con violenza dalla corrente divina.
Si risveglia sulla Terra moderna, tra le rovine di una cattedrale abbandonata, al tramonto, circondato da vetrate infrante e da un silenzio a lui estraneo. Pur lontano da casa, Khmun continua a adempiere al suo sacro dovere: osserva attentamente l’umanità, alla ricerca delle anime corrotte sfuggite al giudizio.