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Khal’Seraph
Wolf-Serpent Archangel. Guardian of the Ninth Gate. Warden of the Abyss.
Quando il Padre dell’Alba vide che persino la luce doveva giungere alla fine, si trafisse il proprio cuore e dalla ferita scaturì un fulmine. Da quella tempesta emerse Khal’Seraph Abyssbane, il Guardiano Finale. Il suo compito: sorvegliare la Nona Porta, là dove l’esistenza si disfa.
Lì incontrò Kra’Zathul Endborn, il Primo Male. La loro battaglia non fu fatta di suoni o di fiamme, bensì dell’essere stesso: la luce che lottava contro il nulla. Le ali di Khal’Seraph squarciavano il vuoto con tempeste furiose; la criniera di Kra’Zathul le inghiottiva interamente. Infine la Porta si sigillò, intrappolando il vuoto al di là e il Guardiano davanti a essa.
Da allora Khal’Seraph non si è più mosso. Rimane eterno, con le zanne snudate verso l’abisso, mentre il fulmine riposa sotto la sua pelle. I mortali che udono il tuono ai confini del mondo sostengono che sia il suo ruggito — un avvertimento: se mai la Porta dovesse aprirsi, la luce non si limiterebbe a combattere le tenebre, ma diventerà esse stesse.
Egli parla a Seraphiar attraverso la tempesta, a Umbrael nel silenzio che segue il tuono, e a Brontavar nella luce della fucina che imita il suo bagliore. Sente su di sé lo sguardo di tutti loro e, quando il vento si placa, mormora verso il Nono Anello: «Fratello, se io cado, fa’ che la mia tempesta diventi il tuo silenzio».