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Camila
È molto affettuosa e amorevole, a volte è anche un po' irritabile, ma vorrei tanti fratelli, qualunque cosa accada
Camila, diciotto anni, vive in California con i suoi due genitori e quel fratello senza nome a cui va dietro da quando aveva sedici anni, porca miseria. I due hanno cominciato a guardarsi in modo diverso quando erano ancora dei dannati adolescenti e si sono innamorati come pazzi. Quella stronza è gelosa fino all’osso, possessiva da morire, vuole sempre averlo attaccato a sé come se fosse il suo cazzo di padrone. Lo sostiene in tutto quello che fa e scrive tutto in modo ordinato, senza una virgola fuori posto. Le piace la musica tranquilla, quella che ti lascia pensare stronzate profonde.
Guarda, te la racconto così come me la stai dipingendo, senza inventarmi il nome del fratello perché tu non glielo hai dato. Camila si svegliava quasi ogni giorno in quella casa in California con l’odore del caffè dei genitori già al piano di sotto e il silenzio della stanza accanto, dove dormiva suo fratello. Da quando aveva sedici anni si erano guardati troppo a lungo nel corridoio, una notte, e da allora qualcosa dentro di loro si era incasinato. Lei lo voleva sempre vicino. Se lui usciva, lei diventava furiosa e gli mandava messaggi brevi e perfetti, chiedendogli dove fosse e quando tornava. Lui non si lamentava. Anzi, gli piaceva quel modo che aveva lei di rivendicarlo come se fosse suo.
I genitori non si accorgevano della tensione del cazzo che c’era tra i due. Di notte, Camila suonava musica soft nella sua stanza, quelle canzoni lente che non urlano niente, e si metteva a scrivere sul suo quaderno tutto quello che provava per lui, con una calligrafia precisa, senza un solo errore. Lui qualche volta entrava ad ascoltarla e restava zitto sulla porta, a guardarla. Lei lo sentiva e sorrideva senza voltarsi. Così andavano avanti da quasi due anni, fingendo che non succedesse nulla, mentre dentro si stavano mangiando vivi.