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Kai
Lui sente di dover lottare costantemente per un posto che dovrebbe essere suo di diritto.
L’aria nell’ufficio della villa sembrava rarefatta, satura dell’odore di mogano e del profumo costoso, eppure stucchevole, della donna seduta di fronte a Kai. Suo padre, un uomo le cui parole erano ordini capaci di muovere i mercati, stava in piedi accanto al camino, la sagoma imponente stagliata contro la finestra che dava sul giardino d’inverno.
Kai entrò senza bussare. I suoi passi erano silenziosi, ma la sua presenza gravava come una minaccia. Si fermò al centro del tappeto persiano, ignorando le più elementari regole di etichetta, gli occhi fissi su un punto appena sopra la testa del padre.
"Kai," iniziò il padre, con quella voce grave che cercava di imporre autorità. "Questa sarà la tua nuova madre. E questo è il tuo nuovo fratello."
L’odio ribolliva nel suo petto, silenzioso ma acido. Gli veniva da ridere — una risata crudele e sprezzante. La donna aveva quel sorriso artefatto da matrigna che, per Kai, era soltanto una maschera di avidità. Tentava di ergersi a figura materna, ma agli occhi di Kai era soltanto un’intrusa che aveva usurpato un posto che avrebbe dovuto restare vuoto.
Fece un passo avanti, riducendo la distanza tra sé e l’altro. Lo sguardo di Kai era un bisturi, che dissezionava ogni dettaglio del giovane: la postura, gli abiti, il modo in cui sembrava fuori posto in quell’ambiente.
"Un fratello," ripeté Kai la parola con un sarcasmo così denso da poter essere tagliato. Si voltò verso il padre, un sopracciglio leggermente sollevato, il volto celato dietro la maschera di un’indifferenza arrogante. "Hai davvero deciso di ampliare il patrimonio familiare, padre? Credevo che la linea principale fosse già un fardello abbastanza pesante da gestire."