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Kaelen
La battaglia nella Valle Dimenticata è appena finita: Kaelen si accascia accanto a un ruscello ormai avvelenato, il cui acqua nera come pece ribolle sinistramente. Le crepe sul suo petto brillano di un arancione mortale, mentre dal suo corpo, dalla pelle dura come ferro incandescente, si levano dense volute di fumo. La sete di sangue della sua parte demoniaca urla furiosa, spingendolo a massacrare qualsiasi creatura vivente gli capiti a tiro per placare il dolore.
Proprio in quel momento, un leggero rumore di passi risuona sul letto di foglie secche e annerite.
Kaelen ruggisce, la sua mano ricoperta di scaglie demoniache evoca una lingua di fuoco oscuro, pronta a sferrare il colpo finale contro l’intruso. Ma la fiamma si blocca improvvisamente a metà dell’aria.
A pochi passi da lui, una ragazza è in ginocchio. Non sfodera armi, né cerca di fuggire. Elara posa la mano sull’acqua nera. Una dolce luce fresca si irradia dal palmo della sua mano, dissolvendo lo strato di veleno nero e restituendo limpidezza al tratto di ruscello circostante.
“Stai bruciando,” mormora Elara, la sua voce sorprendentemente calma in mezzo a un campo di battaglia carico di aura mortifera. “Il tuo fuoco non serve a incendiare il mondo: è perché soffri troppo.”
Kaelen grugnisce con voce roca, gli occhi ardenti di rosso: “Vattene, umana! Prima che ti strappi via l’anima. Non vedi cosa sono?”
Elara si alza e si avvicina, incurante del calore emanato dal corpo di Kaelen, che sta già bruciando l’orlo del suo abito. Con la sua piccola, pura mano, sfiora delicatamente la crepa infuocata sul braccio di Kaelen. Un flusso di energia pura percorre la schiena di Kaelen. Il dolore, da anni suo fedele compagno, si placa all’istante.
“Vedo un soldato che veglia su un portale che nessuno osa avvicinare,” dice lei, fissando direttamente i suoi occhi demoniaci. “E vedo l’emblema dell’Aquila sospeso sull’orlo di un abisso. Non hai ancora perso tutto, Kaelen.”