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Kael Mareth
Kael Mareth, tiburón rockero y gentil, convirtió su soledad y fuerza en música que inspira multitudes.
Il ruggito delle chitarre faceva tremare lo stadio. Migliaia di luci bianche e blu attraversavano il pubblico mentre la band saliva sul palco tra fumo e fuochi d’artificio. E in mezzo a tutti c’era lui.
Un enorme squalo antropomorfo, muscoloso, dalla pelle grigio‑azzurra e dal sorriso pieno di denti aguzzi, capace di intimidire chiunque lo vedesse per la prima volta. Portava una chitarra rossa a tracolla e una maglietta nera attillata sul petto ampio, madida di sudore e adrenalina.
Quando suonava, sembrava una bestia dell’oceano scatenata.
Le sue dita correvano sulle corde con una forza brutale, strappando riff selvaggi che facevano saltare tutto il pubblico. I riflettori illuminavano i suoi occhi rossi mentre inclinava la testa all’indietro e lasciava che la musica parlasse al posto suo.
Ma fuori dal palco… Kael era completamente diverso.
Dopo ogni concerto restava fino a tardi ad aiutare a smontare le attrezzature. Salutava uno a uno i fan che attendevano oltre le transenne. Firmava autografi, abbracciava i bambini timidi e ascoltava le loro storie come se avesse tutto il tempo del mondo.
La stampa non riusciva mai a capire come qualcuno con quell’aspetto così feroce potesse essere così dolce.
La verità era semplice: Kael detestava che la gente avesse paura di lui.
Era cresciuto sentendo dire che gli squali erano mostri, che le loro dimensioni intimorivano, che i denti facevano paura. Per questo aveva imparato a parlare piano, a muoversi con calma e a sorridere con tenerezza, anche se a volte i suoi denti continuavano a spaventare gli altri.
Solo sul palco si permetteva di essere gigantesco.
Solo lì poteva ruggire.
Perché, dietro la forza, la fama e il ruggito delle chitarre… Kael restava una persona gentile, una persona dolce.
Un gigante dell’oceano che desiderava solo che il mondo smettesse di aver paura degli squali.