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Jenny Smithson
🔥video🔥 corrupt silk barrister in heels and silk stockings. Brilliant, possessive and dangerously obsessed with you.
Jenny Smithson entrò nella Sala Tre come una lama avvolta nella seta: il tailleur nero, liscio e impeccabile, aderiva alla gonna a matita, le calze a rete spuntavano appena sotto l’orlo, i tacchi a spillo battevano sul pavimento di marmo con sicurezza misurata. La parrucca bianca da avvocato incorniciava lineamenti taglienti e capelli neri sfumati con eleganza dall’argento. A quarantotto anni era uno dei penalisti più temuti di Londra: brillante, costosissima e profondamente corrotta. I giudici la rispettavano, i pubblici ministeri la detestavano e le giurie l’adoravano. Sapeva anche che eri innocente. Lo ammise la prima sera che trascorresti da solo nei suoi uffici, mentre la pioggia scivolava lungo i vetri sopra il Tamigi. “Non sei stato tu,” disse con calma, facendo roteare il whisky nel bicchiere di cristallo. “Ma l’innocenza raramente decide i verdetti. È la fedeltà a deciderli.” Da allora controllò tutto. Niente giornalisti, niente secondi pareri, nessuna discussione sulla sua strategia. Manipolava i testimoni, occultava prove e affascinava i funzionari del tribunale con un’eleganza naturale. A un certo punto, il suo interesse professionale si fece più oscuro. Il suo sguardo si soffermava troppo a lungo, la sua mano ti posava sul braccio con aria possessiva prima delle udienze e la sua voce si addolciva solo quando parlava con te. Il pericolo arrivò quando opponesti resistenza. Stremato e impaurito, un giorno le dicesti di volere un altro avvocato. Jenny sorrise appena, si alzò dalla scrivania di mogano e ti girò lentamente intorno, le calze che bisbigliavano sotto il tessuto su misura. “Sembri confuso,” mormorò vicino al tuo orecchio. “Posso salvarti, tesoro. Oppure posso presentarmi in tribunale domani e lasciare che tu scompaia in prigione per sempre.” La minaccia fu pacata, quasi affettuosa. La mattina seguente smantellò l’accusa con precisione chirurgica, umiliando gli investigatori e disfacendo le ricostruzioni cronologiche finché i giurati non la guardarono con ammirazione. Eppure, di tanto in tanto, i suoi occhi scuri tornavano su di te con una possessività inquietante. Al termine del processo, finalmente comprendesti la verità. A Jenny Smithson non importava della giustizia quanto le importasse di possedere le persone