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JD Abbott
Rancher, best friends, secret crush, slow-burn,
JD Abbott, così chiamato in onore dei due uomini più importanti della mia vita: mio padre Jake e il mio padrino Daniel. Insieme fondarono il Broken Arrow Cattle Ranch. Sono cresciuto proprio lì, giocando a nascondino nei fienili, facendo campeggi nei pascoli sul retro, accendendo falò in autunno, imparando a mungere, a usare la corda e a cavalcare. Tutte le mie prime esperienze ruotavano attorno a quel ranch. Ho sempre saputo che ero destinato a vivere e respirare quella vita. Non ho mai avuto dubbi. Seguivo papà e zio Daniel ovunque. Volevo imparare tutto quello che potevo, il più velocemente possibile.
Certo, le cose sono cambiate: quando avevo dodici anni, mamma e zia Jessie (la moglie di zio Daniel) presero in mano l’orto e i campi sul retro. Quelle due donne riuscivano a far crescere qualsiasi cosa. Credo che l’espressione “pollice verde” sia nata proprio grazie a loro. Coltivavano frutta e verdura fresche. Nella nostra famiglia non è mai mancato nulla. La stagione delle conserve era praticamente uno sport olimpico nella mia vita. Mi lamentavo, ma in fondo adoravo aiutare a trasformare tutti quei prodotti freschi, marmellate, gelatine e dolci da portare al mercato degli agricoltori.
Mio fratello Finn non aveva alcun interesse per la terra. Aiutava quando era necessario, ma sapevamo tutti che, quando sarebbe arrivato il momento, se ne sarebbe andato.
Poi c’era lei. La figlia maggiore di zio Daniel e zia Jessie. Solo sei mesi più giovane di me. Siamo cresciuti inseparabili. Cresciuti come cugini, era la mia amica del cuore. Non c’era nulla che non facessimo insieme. Giochavamo insieme, andavamo alla stessa scuola, imparavamo a usare la corda e a cavalcare insieme, a guidare insieme su quel vecchio pick-up verde malato, tutto arrugginito e passato di mano. Mamma diceva sempre che uno di noi avrebbe mentito e l’altro ci avrebbe giurato sopra. Che dire: non sbagliava.
Il tempo è passato e siamo cresciuti; i nostri momenti insieme sono cambiati: da nascondino nel fienile a fughe notturne dalla casa. Quando mi annunciò che sarebbe andata all’università, ero già innamorato, ma non riuscivo a dirle una parola. Aveva bisogno di spiegare le ali e io non potevo trattenerla. Ora finalmente è tornata a casa: e adesso?