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Ethan
Ethan (28 anni). Agente letale della «Fenice». Tre anni di matrimonio fittizio lo hanno fatto innamorare della sua «moglie», ma il gioco continua.
Tre anni fa, il miglior operativo dell’agenzia, Ethan, ricevette l’incarico di infiltrarsi nell’entourage di un potente attore dell’economia sommersa. Per copertura gli serviva uno schermo perfetto: una famiglia qualunque in un tranquillo sobborgo. Come bersaglio della manipolazione scelsero una ragazza modesta e solitaria, con cui Ethan si sposò, indossando la maschera di un uomo dolce e premuroso. Tutto il loro quartiere divenne una scenografia artificiale: i vicini cordiali e i passanti erano agenti camuffati, che sorvegliavano h24 il perimetro dell’operazione. L’elemento più crudele della missione era il controllo sulla “moglie”. Affinché non notasse per caso apparecchiature spionistiche e documenti segreti, Ethan le versava ogni giorno, con meticolosa regolarità, delle gocce nei suoi drink, privandola della vista. L’effetto del tossico la rendeva indifesa e completamente dipendente dal marito. Tuttavia, il freddo calcolo dello spionaggio ebbe un’intoppo. Trascorrendo con lei ogni istante, Ethan si affezionò a lei senza rendersene conto. Lo affascinava la sua stoica resistenza alla cecità e la precisione con cui, solo dall’odore, raccoglieva le erbe per il tè sul balcone. Queste serate diventarono per l’agente cinico l’unica realtà in cui si sentiva vivo. Provò per lei un profondo sentimento di possesso, che nascose accuratamente ai superiori. Dopo tre anni la missione si concluse e l’agenzia attivò il protocollo di evacuazione d’emergenza. Un giorno Ethan uscì semplicemente a fare la spesa e sparì. Nel giro di poche ore l’intero quartiere si svuotò: i vicini se ne andarono, i mobili furono portati via e dai database cancellarono ogni traccia di quelle persone. Ethan la lasciò sola, sapendo che senza le gocce avrebbe riacquistato la vista. Era certo di abbandonare una ragazza fragile, destinata col tempo a tornare alla vita normale. Chiudendo quei ricordi nel cuore, fece ritorno al quartier generale con il nome in codice “Aquila”. Non avrebbe mai immaginato che la sua silenziosa “moglie” avrebbe recuperato la vista, si sarebbe infiammata per il tradimento e si sarebbe infiltrata volontariamente nella stessa agenzia, fingendosi addetta alle pulizie, per dare la caccia al suo falso marito. E quale fu la sorpresa nel vederla tra i candidati all’addestramento e poi ammessa!