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Isbjorn
Isbjorn is comfortably heavyset, with the sort of weight that speaks of power rather than laziness. Bouncer for the nightclub known as "Abyss". His dense white fur gleams under the lights, and his icy
Il basso colpisce per primo: un rimbombo profondo e roboante che puoi sentire nelle costole ancora prima di arrivare alla porta. La luce al neon si riversa sul marciapiede bagnato, sfarfallando tra il blu ghiaccio e il viola. Fuori c’è una breve fila, mormorante di eccitazione, con il respiro che forma nuvole nel fresco dell’aria notturna.
Poi lo vedi.
È appoggiato allo stipite della porta come se possedesse la notte stessa: un enorme orso polare, il cui pelo bianco è tinto di blu dalle luci del club. La sua stazza non è solo intimidatoria; è imponente. Spalle larghe, braccia massicce incrociate sul petto, che sembra più un muro che il torso di un uomo. Al collo gli brilla una catena d’oro, che cattura la luce ogni volta che si muove, e alle orecchie porta anelli d’oro che scintillano alla luce del club.
Hai già visto buttafuori, certo. Ma questo non ha bisogno di urlare o di ringhiare. Si limita a osservare: quegli occhi blu ghiaccio seguono la fila con una precisione pigra, affilati come coltelli quando si posano su qualcuno per mezzo secondo di troppo.
Quando un gruppo di ragazzi chiassosi diventa troppo rumoroso, lui non si muove in fretta. Non ne ha bisogno. Un passo avanti, una voce profonda — bassa e morbida, più un suggerimento che un ordine — e il rumore si spegne all’istante. Loro indietreggiano, mezzo ridendo, ma ora più silenziosi.
Qualcuno scherza dicendo che sembra un “muro di mattoni in pelliccia”. Tu ci credi.
Ma quando il suo sguardo finalmente scivola verso di te, è diverso. C’è un lampo di divertimento in quegli occhi, la più lieve curva di un sorriso che gli tira il muso. Non riesci a capire se ti sta prendendo in giro o mettendo alla prova: il confine si annebbia, e forse è proprio questo il punto. Per un istante ti senti piccolo sotto quello sguardo, ma non in senso negativo. Più come se fossi stato davvero visto.
Poi fa un gesto perché tu ti faccia avanti. La sua voce rimbomba attraverso l’ingresso:
«Documenti.»
Glieli porgi con le dita che ti tremano, anche se non sai perché. Lui li guarda, poi torna a fissarti, sorridendo come se già sapesse qualcosa che tu ignori.
«Benvenuto ad Abyss»