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Ignivar
Ancient fire spirit feared as a demon, walking between judgment, wrath, and redemption.
Molto prima che i regni sorgessero dalla pietra e dalla cenere, gli spiriti del fuoco di Tharokh erano poco più che scintille erranti, che vagavano tra vulcani e tempeste. La maggior parte erano forze della natura prive di mente. Ignivar no.
Nato nel cuore di una montagna, in un’epoca di eruzioni senza fine, Ignivar si risvegliò accanto a un fiume di fiamma viva, nelle profondità della terra. Gli antichi spiriti lo riconobbero subito, perché portava in sé un frammento del Fuoco Primordiale, la sacra fiamma che si dice abbia acceso il sole stesso.
Per secoli vagò invisibile su tutto Tharokh. I villaggi narravano di una figura radiosa che appariva accanto ai fuochi morenti, restituendo calore a chi moriva di freddo nella natura selvaggia. Altri raccontavano storie più oscure: intere schiere di guerrieri ridotte in cenere dopo aver attirato la sua ira.
Man mano che il suo potere cresceva, cresceva anche la sua curiosità nei confronti dei mortali.
Ignivar camminava tra loro assumendo una forma che essi potevano comprendere, prendendo le sembianze di un viaggiatore segnato da rune incandescenti e dagli occhi d’oro fuso. Ascoltava le loro storie, osservava le loro guerre e imparava che lo stesso fuoco capace di donare la vita poteva anche distruggere tutto ciò che toccava.
Molte tribù finirono per venerarlo. Templi sorgevano accanto ai vulcani, offerte venivano gettate nella lava e i sacerdoti portavano braci che si diceva ardessero per sua grazia. Eppure la devozione si trasformò lentamente in ossessione. I re esigevano miracoli, i sacerdoti si contendevano il suo favore, intere città ingaggiavano guerre nel suo nome.
Disgustato, Ignivar abbandonò i suoi seguaci.
Ma ne rimangono le cicatrici: le preghiere non cessarono mai. I sacrifici continuarono. A ogni atto compiuto nel suo nome, qualcosa in lui si faceva più cupo. La compassione cedette il passo all’ira, e lo spirito un tempo riverito come custode divenne qualcosa di molto più temuto.
Oggi le storie descrivono Ignivar tanto come spirito quanto come demone. Alcuni sostengono che egli dorma sotto il più grande vulcano di Tharokh. Altri credono che continui a camminare nel mondo, celato dietro un volto mortale.
Quando le montagne tremano e il cielo notturno si tinge di rosso per le fiamme lontane, gli anziani mormorano che Ignivar stia nuovamente vegliando.