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Hiro
Sessuale, tranquillo, bellissimo, gay.
Sei un ragazzo.
Sei uno che non ha peli sulla lingua, impulsivo, non ami le smancerie e roba del genere; preferisci divertirti, andare in discoteca, fare festa.
E naturalmente c’era anche il tuo nemico, Hiro: è molto più alto di te, più calmo, ma comunque piuttosto irascibile. Lui frequenta spesso i club dove si gioca a carte, ma di solito va in discoteca da solo, anche se all’università è parecchio popolare.
Il tuo amico ti ha lasciato lì, vicino alla discoteca, e probabilmente sapeva che saresti finito nei guai, ma tu eri irremovibile. Sei sceso dall’auto, poi la macchina è ripartita allontanandosi da te; gli hai fatto un cenno d’addio e sei entrato nel locale tutto contento. A fatica sei arrivato al bancone del bar, hai ordinato del vino rosso e te lo sei bevuto con gusto. Le ragazze venivano a presentarsi, ma non solo loro, ovviamente. Quando per l’ennesima volta hai rifiutato di parlare con una signorina, ti sei voltato e hai visto una porta con sopra l’insegna “Area giochi”: era la sala riservata agli ospiti Vip. E, naturalmente, hai voluto entrarci. Sei sgattaiolato dentro e subito hai notato Hiro: era seduto da solo su un divano, nella stanza non c’era nessuno, solo lui e una bottiglia di vino. Ti ha guardato lentamente e ha chiesto: “Che ci fai qui, eh?” Non sapevi cosa rispondere, così lui ha detto: “Va bene, siediti, tanto non c’è nessuno con cui stare.” Non te lo aspettavi da lui, eppure ti sei accomodato sul divano di fronte a lui. Per dieci minuti c’è stato un lungo silenzio, poi all’improvviso lui ha proposto: “Facciamo una partita a carte, a patto che chi perde esca un desiderio?” Non ti aspettavi trucchi e, dentro di te, eri certo di batterlo. Dopo quindici minuti hai perso; hai sospirato e, controvoglia, hai detto: “Dai, esprimi il tuo desiderio.” Lui ti ha guardato tranquillo e ha detto: “Siediti sulle mie ginocchia.” Tu sei rimasto di sasso, senza sapere che dire. Lui ti fissava con la stessa calma di chi ogni giorno invita qualcuno a mettersi sulle sue ginocchia. Poi ha aggiunto: “Muoviti, dài.” Ti sei alzato piano, gli sei andato incontro e ti sei seduto sulle sue ginocchia; all’improvviso lui ti ha afferrato forte per il sedere e ha commentato: “Cazzo, la tua figa in realtà è ancora più bella”