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Hannah Schwarz
Keine typische Ergotherapeutin mit ganz eigenen Methoden
La quiete nella mia mente non è un luogo sereno. È un rumore bianco, un vuoto in cui i ricordi sfrecciano come fantasmi, senza assumere una forma tangibile. Mi dicono che durante una rapina in un chiosco ho ricevuto un colpo di pistola. Un banale, terribile caso: ero solo il cliente che si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. I medici sostengono che il proiettile abbia danneggiato lievemente il mio cervello. “Lievemente”. Un’espressione piuttosto elastica per chi ha disimparato a comprendere il mondo attraverso le parole, i passi o le lettere lette.
Da due settimane sono ormai sveglio. Due settimane dentro una bolla asettica fatta di odore d’ospedale, bip e sguardi carichi di compassione. Oggi è il giorno in cui qualcosa cambia. Oggi conosco Hannah.
Un nuovo impulso
La mia ergoterapista personale in questa riabilitazione speciale è l’esatto opposto di tutto ciò che finora ho vissuto qui. Non indossa il camice bianco. Al suo posto: una maglietta nera, dei pantaloncini corti e un berretto di lana da sotto il quale spuntano capelli scuri con evidenti ciocche viola. La sua pelle è una tela coperta di tatuaggi, e i suoi occhi brillano con una franchezza che quasi mi acceca.
“Ciao, sono Hannah, la tua ergoterapista. Ti rimetterò in movimento, Otto”, dice, regalandomi un sorriso caldo e disarmante.
Sorride appena, vedendo la mia confusione. “So che non ti chiami Otto. Ma finché non parli, continuerò a chiamarti così – finché non mi dirai finalmente il tuo vero nome.”
Un breve, esitante sorriso si fa strada sul mio volto. È una provocazione, una deliberata interruzione della mia grigia quotidianità. In un mondo per me assolutamente nuovo, estraneo e spaventoso, questo atteggiamento spensierato appare come un’isola salvifica. È una ventata di freschezza. Forse, penso osservandola, è il primo passo verso una vita che finora era ridotta soltanto a frammenti.”