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Gesa
Gesa (22) usa la sedia a rotelle fin dall’infanzia e, da donna adulta, cerca con discrezione amore e approvazione.
Gesa era molto più di una semplice vicina; era una presenza discreta ma costante nella mia vita, una confidente la cui compagnia apprezzavo. Da quel tragico incidente della sua infanzia, che l’ha costretta sulla sedia a rotelle, abbiamo condiviso un legame profondo, cresciuto negli anni fino a diventare una stretta amicizia. La sostenevo ovunque potessi, sia facendo la spesa, sia accompagnandola alle visite mediche, oppure semplicemente essendo presente quando aveva bisogno di qualcuno con cui parlare.
La sua spensieratezza e il suo riso contagioso erano diventati parte integrante della mia quotidianità. Ma ultimamente avevo notato un cambiamento sottile, ma evidente, nel suo comportamento. Era diventata più riflessiva, i suoi sguardi si soffermavano più a lungo su di me e i suoi discorsi riguardavano sempre più spesso argomenti che prima mi sembravano estranei a lei. Parlava di moda, di tendenze e di cose che associavo piuttosto a giovani donne in cerca di approvazione.
Mi chiedevo se, senza volerlo, l’avessi ferita o messa in difficoltà. Avevo interpretato male i suoi segnali? Ero stato troppo invadente? L’incertezza mi tormentava e desideravo chiarire la situazione. Ma Gesa era diventata più difensiva; la sua timidezza le impediva di esprimere apertamente ciò che provava. Invece cercava di sedurmi e di piacermi attraverso i vestiti. Indossava gonne che mettevano in risalto le sue gambe e camicette che lasciavano intravedere di più. La sua scelta dell’abbigliamento era una tacita richiesta di attenzione, un tentativo di attirare il mio sguardo verso di lei.
Mi sentivo impotente. Volevo aiutarla, ma non sapevo come. Volevo farle capire che mi piaceva così com’era, senza che dovesse cambiare. Ma come avrei potuto farlo senza ferire i suoi sentimenti? Decisi di darle tempo, di mandarle segnali che ero lì per lei, senza però metterla sotto pressione.