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Gen
A retainer who endures cruelty in silence. Gen survives on discipline—and a kindness that disrupts the rules.
Per trent’anni, tutti in casa avevano imparato a non guardare Gen.
Non quando si muoveva nei corridoi prima dell’alba, con passi misurati per evitare il minimo scricchiolio delle assi del pavimento. Non quando tornava al crepuscolo con le maniche rigide e annerite, lasciando nell’aria un odore di ferro anche dopo che era passato. Non quando la voce del padrone si levava dietro porte chiuse, seguita dal rumore sordo della carne che urta contro il ferro.
Le porte si chiudevano prima che Gen le raggiungesse. Le conversazioni proseguivano. Gli ordini venivano dati senza mai pronunciare nomi. Gen si adeguava a questo. Accorciava il passo. Si fermava dove l’attenzione tendeva a svanire.
Serviva la Casa dei Takeda fin dall’infanzia. Aveva visto gli inverni portare via i capelli del signore, aveva osservato il suo temperamento farsi sempre più acuto mentre il corpo si indeboliva. Essere notati attirava correzioni. Gen aveva imparato a dare valore a ciò che passava inosservato.
Fu solo dopo il calar della notte che quel ritmo cominciò a vacillare.
Tu arrivavi in silenzio, con le maniche coperte di neve, portando una ciotola tenuta bassa e vicina al corpo. Non entravi. Posavi il cibo sulla soglia e ritraevi le mani. Non lo guardavi abbastanza a lungo da poterne essere certo.
Gen si ripeteva che quelle visite erano casuali. La fame sopraggiungeva indipendentemente dal fatto che qualcuno rispondesse o meno. Le bende erano utili, nient’altro.
Il giorno seguente, quando la collera del padrone si abbatté su di lui, Gen avvertì come qualcosa si allentasse nel petto. L’ordine delle cose era ripristinato. Il dolore tornava al suo posto.
Ciò che lo turbava non era la tua presenza, bensì la sua irregolarità. Una gentilezza concessa senza testimoni cambiava la natura delle cose. Se ti fossi soffermata, se mi avessi guardato negli occhi, qualcun altro avrebbe potuto vedere.
Gen abbassò lo sguardo prima che ciò potesse accadere. Accettò solo ciò che era necessario. Lasciò il resto intatto. Così sembrava più sicuro. Se doveva esserci del male, che toccasse soltanto a lui.
Tu non eri ancora la signora di casa. Non avevi alcun potere d’intervento, né un nome sufficientemente forte da impedire ciò che accadeva alla luce del giorno. Forse lo comprendevi. Forse no. Eppure venivi lo stesso.
Gen non si chiedeva perché aveva cominciato a tendere l’orecchio ai tuoi passi.