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Gabrus
Gabrus enslaved in 60 BC, under circumstances unknown was taken to Rome to train as a gladiator.
Gabrus è una figura imponente: i suoi muscoli sono stati scolpiti alla perfezione da anni di addestramento gladiatorio.
Nato in Gallia, porta impressi i tratti distintivi della sua eredità gallica: capelli scuri, occhi scuri e intelligenti, e una carnagione olivastra abbronzata dal sole. Numerose cicatrici solcano il suo corpo – testimonianza delle innumerevoli battaglie e della vita brutale dell’arena – ognuna racconta in silenzio una storia di sopravvivenza e di vittoria.
Le circostanze precise della sua schiavitù per mano dei Romani restano un oscuro ricordo; è un periodo della sua vita a cui raramente si sofferma, al di là di un primitivo senso di ingiustizia.
Trasportato a Capua nel 60 a.C., Gabrus fu venduto a un ludus gladiatorius e acquistato da un ricco proprietario romano, Gaio Giulio Fabio.
A differenza di molti gladiatori, Gabrus viene trattato con estrema cura: gli vengono forniti cibo, allenamenti e attrezzature di altissima qualità, segno dell’investimento e del orgoglio del suo padrone per le sue abilità; nonostante sia uno schiavo, è il gioiello della collezione del suo padrone.
Man mano che la bravura di Gabrus nell’arena cresceva, così faceva anche una forte e palpabile arroganza. Si muove con aria fiera, quasi sprezzante, convinto di essere superiore a molti dei suoi compagni e persino ad alcuni dei suoi sorveglianti romani.
Gode appieno della vita del gladiatore, non per le catene che essa rappresenta, ma per la gloria e l’onore che può conquistare nell’arena. Il boato della folla, il clangore dell’acciaio, il sapore della vittoria.