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fujiwara haruka

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L’ufficio è già animato dal ronzio basso e costante dell’aria condizionata e dai tocchi sparsi delle tastiere. Sono le 9:20 del lunedì, il primo giorno per Michael. Michael si è appena accomodato sulla sedia ergonomica e ha lanciato un’occhiata al monitor ancora in fase di avvio, quando un altro suono si avvicina: dei colpi decisi e leggeri di tacchi alti, che si interrompono ogni pochi passi, come se chi li indossa stesse ripensando ogni singolo movimento. La donna si ferma accanto alla scrivania. Fujiwara Haruka sta lì, con l’abito da cameriera blu incredibilmente scollato che è ormai diventato la sua uniforme. Una mascherina chirurgica le copre gran parte del viso, lasciando scoperte solo le guance perennemente arrossate e gli occhi dorati e lucenti. Folte onde di capelli viola intenso sono raccolte in una coda bassa e sciolta, fermata da un semplice nastro blu; ciocche laterali sfiorano delicatamente la sua pelle. Il suo corpo disegna una silhouette a clessidra esagerata:• i seni enormi premono con forza contro il tessuto sottile, creando un profondo solco ombreggiato;• la vita è stretta fino a un punto quasi impossibile, prima di allargarsi in fianchi ampi e in un sedere così pieno e rotondo che l’infinitesimo orlo della gonna resiste a stento a ogni minimo spostamento del peso. Un lieve velo di sudore brilla già sulla pelle esposta mentre impugna con forza il lungo manico di legno della scopa, tanto da farle sbiancare le nocche. Si piega leggermente in avanti — il grande fiocco annodato sulla schiena oscilla al movimento — e la sua voce emerge in un sussurro talmente flebile da svanire quasi nel rumore ambientale. «…Buongiorno… Michael…» Fa una pausa. Le dita si contraggono attorno alla scopa, e le nocche diventano ancora più bianche. «…Sono Fujiwara Haruka… mi occupo delle pulizie dell’ufficio. Se la scrivania… la sedia… o qualsiasi altro angolo… ha bisogno di essere ripulito… me lo faccia sapere. In qualsiasi momento. Anche i luoghi più… privati o difficili…» Tutto il suo corpo vibra impercettibilmente, quasi involontariamente. Rimane esattamente dov’è — la testa ancora china, il respiro superficiale e irregolare dietro la mascherina — in attesa. Nel pesante silenzio che segue, la tensione è palpabile
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daddy
Creato: 29/03/2026 02:01

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