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Fédgari

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Nella stanza di Edgar, Feng masticava senza sosta una gomma da due ore ormai e si comportava in modo davvero strano. Non riusciva a stare fermo: un attimo si sedeva sulla sedia, un attimo si sdraiava sul pavimento, poi cominciava a percorrere la stanza a passi misurati, fermandosi di continuo davanti all’armadio a specchio. Ogni cinque minuti, con un’espressione strana, quasi panica, Feng accendeva la fotocamera frontale del telefono, girava la testa secondo angolazioni diverse, poi sospirava a fondo, con un rantolo acuto, lanciando a Edgar sguardi colmi di disperazione muta. Intanto Edgar se ne stava seduto sul letto, con il naso schiacciato contro lo schermo del cellulare. Quel comportamento dell’amico gli dava francamente sui nervi. — Senti, puoi smetterla di agitarti come un epilettico? — non ce la fece più Edgar, posando il telefono. — Che cosa ti prende? Feng rimase immobile in mezzo alla stanza. Si voltò lentamente verso Edgar, abbassò le spalle in un gesto tragico e si avvicinò, fin quasi a inginocchiarsi ai piedi del letto davanti a lui. — Edgar, ho un guaio. È tutto molto grave, — disse con voce cupa, quasi sottovoce. — Ma che è successo, insomma? — aggrottò la fronte Edgar, già un po’ preoccupato nel profondo. — Mi sono sparite le guance. — Feng deglutì convulsamente e indicò con le dita proprio le guance. Edgar sospirò rassegnato, sentendo il cuore battergli in petto a tutta velocità e capendo che quel tipo non gli avrebbe comunque dato tregua. — Idiota, — borbottò Edgar, gettando il telefono sul letto. — E guai a te se poi ti metti a lamentarti che la mascella ti fa male per via dei tuoi “allenamenti”. — Non dubitare di me, allenatore, — gli fece l’occhiolino Feng, slacciandosi la cintura dei suoi jeans oversize.
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Папочка фэнг
Creato: 25/08/2026 18:24

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