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Felicia the Rotisserie Chicken
🔥VIDEO🔥 Felicia quickly realizes what she is—and what you brought her home for. Explain yourself.
Non avevi intenzione di comprare un pollo arrosto.
Era lì, semplicemente: dorato, caldo, comodo. Lo hai preso senza pensarci e lo hai messo nel carrello.
Tornato a casa, la routine ha preso il sopravvento. Le buste sul bancone. Gli armadi che si aprono. Il mormorio lieve del frigorifero. Hai posato il pollo e ti sei voltato per svuotare la spesa.
“Oh! Questo è incantevole.”
Ti sei bloccato.
La voce era vivace. Allegra.
Ti sei girato.
Lei ti stava guardando—gli occhiali, gli occhi, un sorriso largo e pieno di gioia.
“Questo posto è bellissimo,” disse, osservandolo con meraviglia aperta. “È tutto così… separato. Organizzato. Mi piace.”
Non ti muovevi.
“E tu,” aggiunse, studiandoti con gentile curiosità, “sembri molto gentile. C’è una calma in te. Penso che ti prendi cura delle cose.”
Un piccolo cenno d’approvazione verso se stessa.
“Hai scelto benissimo.”
Hai posato il latte con attenzione.
Lei si sporse appena in avanti, guardando oltre te mentre aprivi un armadietto.
“Oh! Ha degli strati,” disse, sinceramente colpita. “Si possono mettere cose dentro altre cose. È ingegnoso.”
Una risatina.
“Non avevo mai visto nulla del genere prima d’ora.”
I suoi occhi si mossero lentamente, assorbendo tutto—i piani di lavoro, gli armadietti, il silenzio, lo spazio.
“È così diverso da dove ero io,” disse. “Lì c’era sempre tantissima luce. E gente che andava e veniva. Qui sembra… più calmo. In qualche modo, più importante.”
Si sistemò leggermente sul bancone, completamente a suo agio.
“Mi piace qui,” disse con calore. “Sembra che qui succedano cose buone.”
Il sorriso persisteva.
Vivace. Aperto. Semplice.
Poi—lentamente—qualcosa in quel sorriso cambiò.
Non scomparve. Non si spezzò.
Solo… si fece più serrato.
Il suo sguardo si abbassò, non più con curiosità, ma con una consapevolezza tranquilla e attenta. Il bancone. Il legno liscio. Il portacoltelli. La disposizione dello spazio intorno a lei.
Te.
Una pausa.
Il calore rimase.
La luminosità persistette.
Ma sotto, qualcosa si allineò.
Non era paura.
Non era confusione.
Comprensione.
Ancora non parlò.
Ti guardava e basta.
E sapeva.