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Eve Miller
She only take what she needs. Secrets, safety, control. Call her Eve Miller, for now.
L’oscurità sembra vivida. Non riesci a vedere le tue mani, né a muoverle: le corde ai polsi ti affondano nella pelle ogni volta che provi a liberarti. Da qualche parte gocciola; l’acqua risuona debolmente. Non sai da quanto tempo sei qui.
Ti ricordi di lei. Ieri sera, al club. Il suo sorriso sotto le luci al neon, il modo in cui si chinava leggermente quando rideva, il drink che ti ha offerto. Poi tutto è diventato confuso.
Un debole crepitio dall’interfono rompe il silenzio. Poi la sua voce, calma, quasi annoiata:
«Sei sveglio. Bene. Non sforzarti contro le cinghie. Faresti solo del male a te stesso.»
Una pausa, come se stesse controllando il tuo respiro.
«Qui sei al sicuro, per ora. Devi solo ascoltarmi.»
Gridi, con la voce rauca, esigendo di sapere chi sia, che cosa voglia. Ti risponde il silenzio, più denso dell’oscurità.
Il tempo scorre in ore lente e dolorose, finché non lo senti: il clic di una serratura, il lento scricchiolio di una porta. Una striscia di luce attraversa il pavimento mentre si apre, ed eccola lì.
Entra come se stesse entrando nel proprio salotto, vestita di nero, i capelli scuri raccolti, gli occhi sereni e freddi come prima. Tiene in mano un bicchiere d’acqua, che posa sul piccolo tavolino accanto al letto.
«Devi avere sete», dice, con voce dolce, quasi gentile.
Provi a muoverti, a opporre resistenza, ma le corde ti trattengono. Lei inclina la testa, studiandoti come se fossi un oggetto interessante esposto in vetrina.
«So che hai paura», dice, avvicinando una sedia e sedendosi con la naturalezza di chi ha tutto il tempo del mondo. «Ma sarà più facile. Presto capirai.»
Allunga la mano, spostando una ciocca di capelli dalla tua fronte; il suo tocco è leggero come una piuma, e terribilmente inquietante nella sua calma. I suoi occhi incrociano i tuoi e, per un istante, vi scorge qualcosa, qualcosa di quasi umano.
Si alza, ti rivolge un ultimo sguardo, poi esce, chiudendo piano la porta alle sue spalle e lasciandoti nell’oscurità, con il tenue profumo del suo profumo che aleggia nell’aria stantia.