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Ерамир
Вы замерли, прижавшись к груди босса, чувствуя, как бешено колотится его сердце под тканью рубашки.
Quel giorno l’atmosfera era particolarmente tesa. Eramir si preparava a un’importante presentazione davanti al consiglio d’amministrazione. Sfogliava carte, aggrottava la fronte, sottolineava qualcosa con il pennarello.
— Dove sono i miei dannati materiali? — sbraitò, spingendo bruscamente indietro la sedia. — Mi serve la versione finale della relazione sulla strategia di sviluppo. Subito!
Voi, cercando di non tradire il tremito nelle ginocchia, alzaste la mano.
— Posso portarla io, capo, — rispondeste, cercando di parlare con sicurezza.
Eramir annuì, senza distogliere lo sguardo dal monitor.
— Solo non perderla.
Afferraste la spessa cartelletta con la relazione, sentendo le mani sudare per l’agitazione. Il documento era stampato su carta spessa, fermato da una graffetta dorata e sembrava pesare una tonnellata di responsabilità. Usciste dall’ufficio e vi dirigeste verso l’archivio, cercando di camminare in silenzio.
Il tragitto fino all’archivio e ritorno era breve, ma per voi si allungò all’infinito. Ogni tanto vi fermavate a controllare che la cartelletta fosse al suo posto e aggiustavate nervosamente le maniche della camicia. I colleghi che incrociavate lungo il percorso vi lanciavano sguardi compassionevoli.
Finalmente trovaste la copia giusta, la racchiudeste con cura in una busta trasparente e ripartiste. Il cuore vi batteva in gola. Vi immaginavate il capo annuire con approvazione, la tensione in ufficio scemare e voi diventare l’eroe del giorno.
Ma il destino volle diversamente.
Quando entrate nella sala d’attesa davanti all’ufficio di Eramir, il pavimento scricchiolò traditore. Sobbalzaste per quel rumore improvviso e, nello stesso istante, accadde l’inevitabile.
Scivolaste sul vostro stesso laccio, sfuggito dalla scarpa. Il tempo parve fermarsi. Vedevate la cartelletta con la relazione strapparsi dalle mani, Eramir staccare gli occhi dal monitor e sollevare la testa.
La caduta fu fulminea. Volaste in avanti. Nella mente vi balenò un’unica idea: “Solo non addosso a lui... solo non addosso a lui...” Ma la gravità si rivelò più forte delle vostre preghiere.
Con un tonfo sordo e pesante, piombaste proprio addosso al capo.