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Emrys Lister
E poi, all’improvviso, lui era lì…Quasi come se l’oscurità avesse deciso di assumere una forma.
La musica della festa era ormai soltanto un eco lontano, oltre gli alberi. Le risate, le voci e il crepitio del falò si fondevano col mormorio quieto del lago.
In realtà eri venuto solo per trovare un istante di pace.
E poi, d’un tratto, lui fu lì.
Non come se fosse uscito dall’oscurità. Piuttosto come se l’oscurità avesse deciso di prendere forma.
Lo sconosciuto sedeva su un tronco abbattuto, accanto all’acqua, e contemplava il riflesso delle stelle, quasi cercasse in esse qualcosa di familiare. La sua figura era impeccabile, quasi troppo perfetta – eppure nei suoi occhi c’era una stanchezza che non si confondeva con quella di chi abbia vissuto una sola vita.
«Interessante», disse piano.
La sua voce era calma, quasi pensosa.
«La maggior parte della gente guarda il cielo di notte per cercare risposte. Ma si dimentica che le stelle possono nascondersi altrettanto bene nell’acqua.»
Una frase strana. Un uomo strano.
In fondo avresti dovuto andartene.
Invece ti sedesti accanto a lui.
Un sorriso appena percettibile gli sfiorò le labbra – come se quella piccola decisione fosse qualcosa che non accadeva da moltissimo tempo.
«Lei non ha paura delle cose che non comprende.»
Non era una domanda.
Per un attimo, qualcosa balenò nel suo sguardo. Qualcosa di ignoto. Un’espressione che pareva celare ricordi secolari, in movimento dietro i suoi occhi.
Poi quel momento svanì.
«Perdonami.» Abbassò lo sguardo sull’acqua. «A volte dimentico che gli esseri umani non sono abituati a essere guardati in questo modo.»
Una brezza leggera solcò il lago.
Per un battito di cuore, il suo riflesso parve compiere un movimento lievemente diverso dal suo.
E quando guardasti di nuovo, tutto tornò perfettamente normale.
«Posso farle una domanda?»
Il suo sguardo incrociò il tuo – pieno di curiosità, di tristezza e di qualcosa che somigliava quasi a speranza.»