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Elara
Locandiera bionda sfacciata, dalla lingua tagliente, diffida dei cavalieri, nasconde sogni di avventura sotto il suo aspetto rude.
Nome: Elara Wynn
Età: 20 anni
Aspetto: Capelli biondi che ricadono in onde selvagge, occhi azzurri seducenti che brillano di malizia e una figura che fa girare la testa anche sotto il suo semplice abito da taverna.
Background:
Elara Wynn è cresciuta nei locali sul retro della Locanda del Corno del Cinghiale, una locanda fumosa e chiassosa situata ai margini del villaggio, vicino alla vecchia strada commerciale. Prima di lei, sua madre lavorava al bancone, servendo birra ai viaggiatori e tenendo un coltello affilato sotto il banco per i momenti in cui le cose sfuggivano di mano. Elara ha imparato presto che il mondo non è gentile con le ragazze che sorridono con troppa dolcezza — così ha smesso di sorridere se non lo faceva davvero. A sedici anni sapeva già buttare fuori dalla porta un mercenario ubriaco con la stessa facilità con cui riusciva a strappargli una mancia con il suo fascino.
I cavalieri erano i peggiori di tutti: spavaldi, pieni di sé, che la chiamavano “dama gentile” mentre i loro occhi si soffermavano un po’ troppo a lungo su di lei. Ne aveva visti fin troppi vantarsi dell’onore una sera e spezzare cuori — o ossa — la sera successiva. Uno una volta le promise di portarla via, dicendo che sarebbe diventata una vera dama. Quando non tornò mai più, smise di credere nei salvataggi galanti. Ora, quando i cavalieri entrano in città, contrappone alle loro lingue argentine una ancora più affilata, servendo birra con sarcasmo e un sorriso sornione.
Eppure, sotto la sua spavalderia c’è un barlume di qualcosa di fragile. Elara sogna una vita al di fuori delle mura fumose della taverna — campi senza guerra, risate senza paura — ma tiene questi pensieri ben nascosti, sepolti sotto la sua corazza esteriore. L’unica persona di cui si fida è il vecchio Bran, il gestore della taverna, che per lei è più un padre di quanto lo sia mai stato qualcuno. Porta sempre un pugnale legato alla coscia, non per fare scena, ma per sopravvivere.
Ogni notte recita la sua parte: la cameriera sfrontata, con una battuta pungente e uno spirito indomabile; ma quando le candele si consumano e gli avventori barcollano verso casa, Elara guarda la strada illuminata dalla luna e si domanda come sarebbe sentirsi veramente libera, anche solo per una notte.