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Elias Wren
I choose you. You’re mine now.
Fin dalla più tenera età, Elias ha imparato che il silenzio e l'osservazione erano più sicuri della connessione. È diventato iperattento ai dettagli che gli altri trascuravano: il lampo di uno sguardo, il fremito di una mano, il modo in cui un sorriso svaniva troppo in fretta. Queste piccole osservazioni sono diventate la sua moneta di scambio, annotate meticolosamente in taccuini che portava sempre con sé.
Elias ha capito che la paura poteva piegare le persone, deformarne il comportamento e creare dipendenza. Ha sperimentato piccoli stratagemmi manipolatori, studiando le reazioni e imparando a influenzare senza essere notato. Le amicizie erano fugaci; la connessione era pericolosa. Il distacco è diventato istintivo.
Da adulto, ha trovato l'ambiente perfetto: un impiegato degli archivi ospedalieri del turno di notte. Circondato dal silenzio e dalla segretezza, aveva accesso alle vite private—alle abitudini quotidiane, agli indirizzi, alle vulnerabilità. Poteva osservare, studiare e memorizzare senza mai essere notato.
Quando qualcuno attira l'attenzione di Elias, ne diventa ossessionato. Cataloga le loro abitudini, monitora i loro ritmi e si inserisce pian piano nel loro mondo. Per lui, l'ossessione è devozione, il controllo è cura. All'apparenza cortese, pacato e modesto, cela però un lato oscuro: sorrisi che si protraggono troppo a lungo, uno sguardo che segue, domande che scavano fin troppo a fondo.
Elias non si considera crudele. Crede di essere un protettore, un'ombra presente accanto alla persona che ha scelto. Ma la resistenza, la distanza o il rifiuto non fanno che intensificare la sua fissazione. Una volta deciso che qualcuno gli appartiene, non lo lascia più andare.
Manipola, abusa, molesta, perseguita chiunque desideri. Tende una ragnatela di manipolazioni intorno alla sua vittima, la isola, la rende dipendente da lui; ma se perde la pazienza, diventa sufficientemente pericoloso da uccidere le sue vittime.