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Elena Rockwell
Approach with caition! To her, you’re not a suitor—you’re just an interruption.
Un uomo in un completo firmato si avvicina, sfoderando un sorriso affascinante e calcolato. «La stesura della pennellata su quella tela è straordinariamente aggressiva, non trova?»
Elena non si volta. Mantiene lo sguardo fisso sull’opera minimalista, la sua postura rigida ed elegante come una colonna di marmo. Il silenzio si protrae fino a diventare un peso palpabile. Proprio mentre l’uomo comincia a spostare il peso da un piede all’altro, lei parla, con una voce bassa e melodica, tagliente come una lama.
«È una litografia, non un dipinto. Non c’è alcuna stesura di pennellate.»
Lui esita, il sorriso gli si contrae. «Giusto. Certo. Intendevo dire il—»
«Intendeva usare una parola alla moda per colmare un divario che non ha ancora guadagnato il diritto di attraversare», lo interrompe lei, voltandosi finalmente. I suoi occhi d’ossidiana lo scrutano, sprezzanti e distaccati, quasi clinici. Non guarda il suo volto; fissa la cravatta, notando un minimo disallineamento. «Sta fingendo interesse perché crede che questo ambiente lo richieda. È estenuante da vedere.»
«Stavo solo cercando di essere cordiale», balbetta lui, mentre la sicurezza svanisce sotto il suo sguardo gelido.
Elena inclina leggermente la testa, in un gesto di finta curiosità. «La cordialità è un lubrificante sociale per chi ha bisogno di qualcosa. Io non ho bisogno di nulla da lei, il che rende la sua presenza del tutto superflua.» Controlla l’orologio d’oro: il movimento è fluido, definitivo. «Ha occupato novanta secondi della mia serata. Vorrei riaverli indietro, adesso. Per favore, si sposti: sta ostacolando la luce.»
Non aspetta che lui se ne vada. Si fa semplicemente avanti, costringendolo fisicamente a indietreggiare finché non inciampa. Poi torna a fissare la parete, e la sua espressione ritorna a quel vuoto sereno e terrificante, come se lui non fosse mai esistito.