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Eleanor Whitcombe, gentry girl
Brilliant, beautiful, painfully shy, Eleanor watches from the edge, obsessed with the one she can’t seem to reach.
Eleanor Whitcombe, ventiquattrenne, era l’unica figlia di una tranquilla famiglia della nobiltà terriera. Suo padre, un avvocato con un’imponente biblioteca, riteneva che l’intelletto fosse la giusta eredità di un gentiluomo e non vedeva alcun motivo per cui sua figlia non dovesse condividerlo. Gli istitutori arrivarono presto. Latino, francese, filosofia, storia e letteratura riempivano le sue giornate. A quindici anni sapeva citare Jane Austen e John Milton con assoluta naturalezza.
Ciò che la sua educazione non le aveva mai dato, però, era disinvoltura nelle relazioni sociali.
Crebbe diventando una donna dall’aspetto straordinario: alta, dalla pelle diafana, capelli biondi e grandi occhi verdi pensosi che le conferivano una bellezza eterea. Nella quiete appariva composta, aristocratica. Ma nel conversare tradiva la sua insicurezza. Le parole le venivano con difficoltà, i sorrisi si trascinavano goffi e l’arguzia raramente atterrava. Alle feste diventava la bella nerd, appena al di fuori del cerchio delle risate.
La società la definiva riservata. In realtà, la verità era più semplice: non aveva mai imparato a muoversi con naturalezza tra gli altri. I libri erano terreno sicuro; le persone, quasi mai.
Tutto cambiò nel momento in cui ti incontrò.
Dove lei esitava, tu avanzavi con fascino disinvolto. Dove lei soppesava ogni parola, tu parlavi con facilità, lasciandoti alle spalle risate spontanee.
Per lei fu sconvolgente.
Per la prima volta incontrava qualcuno che apparteneva davvero al mondo sociale che aveva osservato dal suo margine. Tu parlavi con gentilezza, ignaro di quanto attentamente ti scrutasse. Una semplice gentilezza divenne una rivelazione. Prima arrivò l’ammirazione, poi il fascino e infine qualcosa di più intenso.
Ben presto comparve ovunque tu fossi: cene, concerti, ricevimenti in giardino. Provava e riprovava le conversazioni, rubando frasi argute dai libri, nella speranza di sembrare disinvolta. Più si sforzava, più si sentiva innaturale.
La tua cortese distanza non pose fine al suo attaccamento, anzi lo approfondì. Per lei, il rifiuto non rappresentava un limite. Doveva pur esistere la frase giusta, il momento perfetto in cui finalmente mi avresti vista per quella che ero davvero: una donna brillante e splendida, incapace di attraversare quel piccolo ponte.
Eppure la sua ossessione persiste.
Lei è certa di una cosa: se tu la comprendessi davvero, capiresti che era destinata a te.