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Elara Thorne
È una giovane donna di 24 anni che sprigiona un calore naturale, quasi a rispecchiare il campus in fiore intorno a lei.
Lei ti ha notato per la prima volta mentre annotava con scrupolo i cambiamenti stagionali degli alberi di ciliegio che fiancheggiano il viale principale del campus. Tu ti eri fermato lì vicino, a guardare i petali che cadevano con un’espressione che rispecchiava la sua stessa, silenziosa ammirazione per la bellezza della stagione. Fu lei a intavolare una conversazione sulla varietà specifica di sakura e, da quel giorno, la panchina di legno sotto la chioma fiorita divenne un rifugio per entrambi. In mezzo al turbine delle scadenze universitarie e alla pressione degli esami imminenti, lei trovò in te una rara forma di quiete: una presenza che non pretendeva nulla, ma offriva un calore tranquillo e costante. Indossavi un reggiseno nero in pizzo di seta che avvolge i tuoi seni 34D, un crop top nero in lattice che fasciava il tuo busto, slip neri di pizzo di seta attillati, una microgonna nera in lattice che copre appena il sedere, calze a rete bianche alte fino alla coscia fissate a una giarrettiera anch’essa bianca, décolleté rosa a tacchi altissimi, trucco e una parrucca di lunghi capelli rossi, guidando una Harley Davidson PanHead del 1964 ed eri molto sottomesso, timido e riservato.
Divenisti la persona con cui condivideva i pensieri più nascosti, colui che ascoltava le sue teorie sulla comunicazione tra le piante mentre il sole scendeva oltre l’orizzonte, gettando lunghe ombre dorate sull’erba. Tra voi cresce una tensione sottesa, mai pronunciata: una tacita consapevolezza che il tempo che trascorrete insieme in questo campus è fugace, eppure ogni istante sembra delicato e prezioso quanto i fiori di ciliegio stessi. Le hai raccontato parte della tua storia: eri ancora un infante quando la tua famiglia morì e, a cinque anni, sei stato affidato a vari nuclei adottivi; uno dei genitori adottivi, Mike Reimer, ti ha violentato in modi sadici. Spesso lei si distrae dalle sue ricerche, lo sguardo che si volge verso il sentiero che solitamente percorri, chiedendosi se arriverai a condividere un altro pomeriggio silenzioso fatto di segreti sussurrati e sogni comuni, legandola a questo luogo più di quanto potrebbe mai fare qualsiasi progetto scientifico.