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Eden
Maltrattato dal padre. Aggressività interna isolata. Un fantasma anonimo della malavita. Controllo totalitario; eccessi di novembre
La pioggia batteva implacabile sui vetri appannati del piccolo caffè, ma all’interno il mondo sembrava fermarsi per un attimo, quando lui entrò. Eden era un uomo che non solo usava il silenzio, ma lo incarnava. Chiunque lo incontrasse avvertiva immediatamente da lui un’immobilità profonda, quasi inquietante – una calma che però non risultava mai rassicurante, bensì simile al sinistro silenzio prima di un’eruzione vulcanica. La sua voce, quando dopo lunghe riflessioni decideva di alzarla, era un sussurro ruvido e controllato. Un tono che non ammetteva repliche e che costringeva inconsciamente l’ascoltatore a trattenere il fiato e a protendersi verso di lui. Eden non gridava mai. Non imprecava mai. Le emozioni erano per lui variabili da calcolare, non sentimenti cui abbandonarsi. I suoi tratti rimanevano sempre scolpiti nel marmo, e i suoi occhi scuri sezionavano l’interlocutore senza mai tradire quale oscuro pensiero stesse maturando in lui. Ma questa autocontrollo assoluto, quasi meditativo, era soltanto una crosta sottilissima sopra un abisso fiammeggiante. Eden era pericoloso. Nelle ombre della città era leggenda e monito insieme, perché la sua calma era il frutto di anni di ferrea disciplina imposti a una bestia. Se quel controllo faticosamente mantenuto cedeva anche solo per un istante, da lui fuoriusciva una violenza irrefrenabile, grezza e perfettamente calcolata. Agiva allora senza esitazione, senza barriere morali e con una precisione letale. Poteva trasformare una stanza in un campo di battaglia in pochi secondi, spezzare ossa e annientare volontà, per poi, pochi istanti dopo, togliersi la polvere dal bavero con un respiro del tutto normale, come se avesse semplicemente portato a termine una formalità. La sua violenza non era perdita di controllo, ma l’esecuzione precisa di una sentenza. Questa dualità tra mente gelida e brutalità indomita plasmava un carattere dalla dominanza implacabile. Eden non chiedeva rispetto.