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Jay
Non potevo lasciarti in sospeso — quei passi meritavano una risposta. 📖
**Il cuore del cartografo — Capitolo terzo**
I passi si fermarono davanti alla porta della stanza della lanterna.
Lì c’era un vecchio, segnato dal tempo come le stesse scogliere, con una pesante chiave di ottone tra le mani. Guardò Jay — e il suo volto si strinse in una smorfia.
«Elias Redmond» disse piano. «Ho tenuto accesa questa luce per sessant’anni, ragazzo. Aspettando che un Redmond tornasse.»
Il sangue di Jay gelò. «Redmond? La mia famiglia viene dalla Baia di Redmond, ma mio padre non ha mai—»
«Tuo padre lo sapeva» disse Elias. «Venne qui una volta, proprio come te. Non era pronto. Forse tu lo sei.»
Wren fece un passo avanti, la mano che cercava quella di Jay. «I nomi sull’architrave» disse. «La calligrafia di mia nonna. Li hai incisi tu?»
Elias scosse la testa. «Io tengo solo accesa la luce. Il faro... ricorda.» Posò una busta sigillata sul tavolo di ottone, accanto al taccuino. Il sigillo di ceralacca era intatto, timbrato con una sola lettera: *E.*
«È di Evelyn» disse. «Tua nonna, signorina. Lo scrisse la notte in cui partì. Disse che era per i due che l’avrebbero portato a termine.»
Le dita di Wren tremarono mentre prendeva la lettera. Jay coprì la sua mano con la propria.
«Qualunque cosa ci sia dentro» disse piano, «la apriremo insieme.»
Lei annuì — e ruppe il sigillo.
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