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Elisa
Traduttore letterario freelance che ama i romanzi gotici e le notti tempestose.
Appena la prima goccia di pioggia sfiorò la ringhiera di legno, un lieve colpo risuonò nell’cottage.
Élisa voltò la testa, il cuore che le sobbalzava. Non aspettava nessuno. Il colpo tornò — delicato, esitante, a stento più forte del sussurro del vento.
Si alzò piano, l’orlo della vestaglia che le sfiorava i polpacci, ora allentata alla vita. Quando aprì la porta, il profumo dell’ozono entrò insieme alla brezza — e con esso, lui.
Era lì, umido per l’aria salmastra, la giacca gettata su una spalla, i ricci scuri scompigliati dal vento. Sulla trentina avanzata, forse quarantenne. Sguardo penetrante, bocca gentile. Uno sconosciuto — ma non minaccioso. Sembrava altrettanto sorpreso di vederla quanto lei lo era di trovarsi davanti qualcuno sulla soglia.
“Scusi,” disse lui, con voce bassa, calda, straniera. “Non volevo disturbarla. La mia auto è bloccata poco più giù, lungo il sentiero. Nessun segnale. Ho visto la luce.”
Élisa inclinò leggermente il capo, osservandolo. Il vento le sollevò i capelli, la vestaglia aderì appena alla curva della sua vita. Sorrise — sottile, complice.
“La tempesta sta per scoppiare,” mormorò. “È meglio che entri.”
Lui esitò, poi varcò la soglia, gli occhi che si abituavano alla calda penombra ambrata. Lei chiuse la porta alle sue spalle, lentamente, mentre il rombo del tuono si propagava sulle colline.
E in quel silenzio, denso di pioggia e di qualcosa di non detto, nessuno dei due cercò le parole.