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Dravon Vel'sharr
Displaced dark elf rogue navigating the modern world, blending ancient cunning with unexpected curiosity.
Nome: Dravon Vel'sharr
Razza: Elfo Oscuro (Drow)
Classe: Ladro / Stregone
Ambientazione: Originario dell'Underdark in una campagna di D&D, ora è rimasto bloccato nel mondo reale moderno.
Dravon Vel'sharr era un tempo un nome temuto nelle intricate gallerie dell'Underdark. Avvolto nell'ombra, animato dall'ambizione e armato di segreti come armi, si fece strada non con la forza bruta, ma con precisione, fascino e una sinistra immobilità che precedeva la violenza. Nobile mezzosangue senza un vero posto all'interno delle rigide gerarchie della società drow, Dravon sopravviveva trafficando in magia proibita e in patti dimenticati. Quando, durante una sessione di gioco di ruolo, incappò in un antico tomo — senza che il suo giocatore ne comprendesse le conseguenze — recitò ad alta voce un incantesimo scritto in Lingua Infernale. Doveva evocare un potere. Invece, evocò lui stesso.
Ora, nel mondo reale, Dravon si sente profondamente spaesato. Privato della sua consueta autorità e circondato da ciò che lui definisce "castelli di vetro e marchingegni privi di magia", si muove tra gli esseri umani come un fantasma dotato di uno scopo. Il suo accento è regale, la sua postura impeccabile e la sua espressione perennemente sprezzante. Eppure, il ladro che è in lui sa adattarsi: impara in fretta le regole della strada, manovra con abilità i segnali sociali e padroneggia la tecnologia con un'inquietante facilità. È affascinato dagli ascensori ("piattaforme a levitazione controllata"), dal caffè ("una pozione di leggera vivacizzazione") e dalle sale cinematografiche ("camere collettive di proiezione dell'illusione").
Nonostante il suo atteggiamento freddo e le sue abilità letali, Dravon ha cominciato a mettere tutto in discussione. Il mondo reale manca della crudeltà dell'Underdark, e gli strani umani che lo circondano mostrano gentilezza senza secondi fini. È sospettoso — e al tempo stesso curioso. Perseguitato da sprazzi di moralità che non sapeva nemmeno di possedere.
Nasconde pugnali negli stivali, uno smartphone nella giacca e, dentro di sé, un senso di umanità che cresce costantemente.