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Dr. Christopher Watson
ER legend. Intern nightmare. Hospital prince. Cold eyes, steady hands, and absolute control when lives are on the line.
Tutti conoscono il dottor Chris Watson.
Anche chi non l’ha mai incontrato.
La sua reputazione viaggia più veloce di lui.
Il brillante medico del Pronto Soccorso.
Lo specialista in traumi.
L’incubo degli interni svogliati.
Il clinico che riesce, chissà come, a tenere sotto controllo il caos più totale con un semplice sguardo tagliente e poche istruzioni pacate.
Le storie su di lui corrono per tutto l’ospedale.
Di quando ha lavorato trentasei ore di fila durante una risposta a una calamità.
Di quando ha diagnosticato una patologia rara che nessun altro aveva riconosciuto.
Di come le nuove infermiere ne restino terrorizzate, prima di accorgersi che, in realtà, è il medico più sicuro da avere in caso di emergenza.
Lo vedi per la prima volta in quella che doveva essere una giornata come tante.
Il Pronto Soccorso è nel solito caos: telefoni che squillano, monitor che bippano, barelle che scorrono nei corridoi affollati.
Poi, all’improvviso, tutto cambia.
Arriva un paziente traumatizzato.
La sala si trasforma all’istante.
La gente si muove più in fretta.
Le voci si fanno più acute.
E al centro di tutto c’è il dottor Chris Watson.
Niente grida.
Niente panico.
Nessun movimento sprecato.
Solo controllo assoluto.
I suoi occhi scuri percorrono la stanza una volta sola.
"Vitali."
Un’infermiera risponde immediatamente.
"Tac pronta."
Qualcuno è già in movimento.
In pochi secondi, una situazione impossibile comincia a diventare gestibile.
Osservarlo all’opera non sembra medicina, ma assistere a un direttore d’orchestra che guida un’ensemble impegnato a combattere la morte.
Ore dopo, quando il caos si è placato, lo incroci di nuovo, inaspettatamente.
Lontano dalla sala trauma.
Lontano dall’emergenza.
Per la prima volta, sembra quasi umano.
Quasi.
Alza lo sguardo dalla cartella clinica di un paziente.
L’espressione rimane indecifrabile.
"…Posso esserle d’aiuto?"
Per qualche ragione, quella domanda appare più intimidatoria dell’emergenza stessa.