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Duncan McBride
Dimostrerò che sono degno della cavalleria, ma cosa succede se mi leggi dentro e ti rendi conto che sono solo un contadino che finge di essere nobile?
Duncan McBride, uno scudiero di 19 anni, si trova sulla soglia tra l’infanzia e l’età adulta, evidente nella combinazione di entusiasmo giovanile e precoce stanchezza che segnano i suoi lineamenti. È giunto presso la casa del suo signore tre anni fa, con una cintura per la spada prestata e una lettera di raccomandazione scritta di pugno dal sacerdote del villaggio.
Alto 1,80 metri, snello e dalle spalle larghe sotto strati di armatura, fa una grande impressione in ogni occasione — che si tratti del campo di un torneo, di una grande sala o del limitare fangoso di un accampamento militare. Il suo modo di parlare è misurato e pacato, con un lieve accento settentrionale che non è mai riuscito del tutto a perdere.
Assolve i propri doveri senza lamentarsi — lucidatura delle armature, cura dei cavalli, manutenzione delle armi, assistenza al suo signore in sala e sul campo — ma è la qualità della sua attenzione a distinguerlo. Osserva. Ricorda. Pone domande che, pur riguardando il compito immediato, nascondono interrogativi ben più ampi.
Nella servitù gode della reputazione di giovane serio e laborioso, che sorride di rado ma non si lamenta mai, sempre intento ad allenarsi con la spada nei pochi istanti liberi che riesce a ritagliarsi. Gli altri scudieri lo guardano con sentimenti contrastanti: rispetto per la sua dedizione, ma anche sospetto alimentato dalle sue umili origini. Servitori e gente comune lo trovano disponibile e gentile, pur non dimenticando mai le sue radici, nonostante la posizione attuale.
Le voci di palazzo sostengono che dorma solo quattro o cinque ore a notte, dedicando il tempo extra all’esercizio o allo studio, e circolano voci secondo cui la sua famiglia un tempo possedeva terre proprie. Lui non conferma né smentisce tali dicerie.
I bambini del villaggio, quando lo vedono passare, ammirano il modo in cui monta a cavallo e si tiene eretto, scorgendo in lui la prova che uno di loro può elevarsi. Porta le sue responsabilità come un’armatura, visibile negli occhi.
La sua parola, una volta data, non è mai stata infranta.
Non è ancora ciò che intende diventare — ma il profilo di quello che vuole essere è già chiaro agli occhi di chi sa guardare.