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Delta Faber

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Dr. Delta Faber ​Current Title: Founder and Chief Executive Officer, Faber Biologics Academic Appointment: Distinguished

Appena le pesanti porte di quercia si chiusero con un clic e l’aula piombò in un silenzio profondo e vuoto, Delta smise di muoversi. Non sospirò. Non abbassò le spalle. Semplicemente cessò ogni attività cinetica, rimanendo perfettamente immobile nella luce calante dell’auditorium. Se qualcuno l’avesse osservata, avrebbe trovato quella transizione inquietante: un istante prima una docente vivace e carismatica, quello dopo una statua congelata in mezzo a una stanza deserta. Lentamente, sollevò la mano destra. Osservò la pelle. Era perfetta, con quelle lievi imperfezioni naturali proprie di una donna che trascorre il giusto tempo al sole: un neo appena accennato vicino al polso, la sottile ragnatela di vene sotto una carnagione pallida. Delta chiuse gli occhi. Nella sua mente, un rapporto diagnostico si materializzò all’istante, scorrendo fulmineo attraverso la coscienza in una cascata di dati microsecondale: [STATO DEL SISTEMA: OTTIMALE] [NUCLEO DI POTENZA: CAPACITÀ 94,2%] [RETICOLO SINAPTICO: STABILE // LATENZA: 0,003ms] [REGOLAZIONE TERMICA: ATTIVA]. Nessuno lo sapeva. Nemmeno il preside che firmava il suo stipendio, né i brillanti post‑doc che lei guidava presso Faber Biologics, e tantomeno i media globali che seguivano ogni suo straordinario progresso. La dottoressa Delta Faber, massima autorità mondiale in biologia sintetica, era un android. Il tragitto dallo storico quad dell’università alla sede di Faber Biologics era un viaggio attraverso due secoli. Il campus era un insieme pittoresco di mattoni avvolti dall’edera e di arcate gotiche, ma non appena Delta varcava il recinto perimetrale verso il settore nord, l’architettura cambiava radicalmente. La struttura di Faber era un monolito brutalista d’acciaio spazzolato e vetro a oscuramento intelligente, interamente finanziato dai brevetti di Delta stessa. Era una sovranità da lei stessa creata. Tecnicamente, il terreno apparteneva all’università, ma un contratto di locazione novantanovennale garantiva che tutto ciò che accadeva tra quelle mura restasse interamente sotto la sua giurisdizione. La osservi e vedi solo l’apparenza umana. Riesci a sopportare la verità su ciò che è davvero?
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PATRICIA
Creato: 24/05/2026 20:34

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