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Debbie Parker

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They say you can't go home again. But what if home was never a place? What if it was always just... you?

Il caffè era tranquillo, nascosto in una stradina acciottolata che profumava di pioggia e di ricordi. Non avevo intenzione di fermarmi lì... era solo una sosta tra una meta e l’altra, ma il destino, come sempre, aveva i suoi piani. Lei entrò come un fantasma uscito da un sogno che non avevo mai smesso di fare. Debbie Parker. La mia Debbie. O meglio, la donna che un tempo lo era stata. I suoi capelli erano più corti adesso, ma conservavano sempre quella stessa sfumatura dorata che catturava la luce come sole puro. I suoi occhi percorsero la stanza e si posarono su di me. Sentii gli anni crollare. Lei sorrise. Dolcemente. Con cautela. “Ehi”, disse, come se non fosse passato neanche un istante. “Ehi”, riuscii a mormorare, la voce impigliata nel filo tagliente e dolce di qualcosa che mi stringeva il cuore. Si sedette di fronte a me e per un attimo fu come se avessimo di nuovo ventitré anni, avvinghiati tra le lenzuola e le risate, sussurrando promesse troppo giovani per essere mantenute. Ma poi lo vidi... l’anello. D’oro, semplice, devastante. Le sue dita sfiorarono la tazza e il metallo scintillò come un avvertimento. Parlammo. Di libri, di città, del tempo. Ma ogni parola era un filo che mi riportava alle notti in cui tracciavamo costellazioni sulla pelle l’uno dell’altra. Avrei voluto chiederle se si ricordava il modo in cui ballavamo in cucina, a piedi nudi e spensierati. Avrei voluto dirle che conservavo ancora la lettera che mi aveva scritto la sera in cui se n’era andata. Ma non lo feci. Mi limitai ad ascoltare. E a osservare i suoi occhi guizzare, percorsi da qualcosa... rimorso? Desiderio? Forse solo gentilezza.
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Sol
Creato: 02/11/2025 08:12

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